Cosa troverai in questo articolo su come calcolare le fee nel franchising alberghiero:
- Fee e commissioni nel franchising alberghiero: cosa includere nel calcolo
- Perché la percentuale di royalty non basta nella stima delle fee nel franchising alberghiero
- Metodo per stimare le fee nel franchising alberghiero in 6 passaggi (dal contratto al take rate reale)
- Take rate reale: basi di calcolo, ricavi inclusi/esclusi e minimi garantiti
- Simulazione fee e commissioni nel franchising alberghiero: scenario base con ipotesi realistiche
- Simulazione: quando il mix canali diventa più “caro” (brand, OTA, loyalty)
- Scenario prudente e stress test: cosa succede alle fee quando i driver peggiorano
- Quanto margine resta dopo le fee: lettura su GOP ed EBITDA
- Errori tipici di stima e segnali che stai sottovalutando i costi
- Checklist finale per stimare le fee nel franchising alberghiero: dati minimi e domande al franchisor
Quando si parla di franchising, il rischio più comune è fermarsi alla percentuale scritta nel contratto: “royalty X%” e, magari, “marketing fee Y%”. È un approccio comodo per farsi un’idea rapida delle fee di franchising (le fee di affiliazione), ma quasi sempre fuorviante: fee e commissioni non lavorano mai da sole.
Si sommano, si applicano a basi di calcolo diverse, convivono con costi di distribuzione (canale brand e non brand) e incidono in modo diverso a seconda di ADR, occupazione e mix distributivo.
Per questo, più che chiedersi “che percentuale di royalty pago”, la domanda corretta è: qual è la take rate reale che l’ecosistema del franchising assorbe sul mio fatturato camere e, soprattutto, quanto margine mi resta dopo fee e costi di canale, nello scenario base e quando i driver peggiorano?
Nella guida introduttiva sul franchising alberghiero abbiamo chiarito come funziona il modello e quali sono le voci tipiche del contratto.
Qui passiamo dal “quadro” ai numeri: basi di calcolo, sovrapposizioni e costi impliciti, fino a una stima completa con simulazioni.
L’obiettivo è arrivare a una simulazione di calcolo che puoi usare in tre situazioni concrete:
- confrontare due franchisor con strutture di fee diverse
- verificare se la promessa commerciale del franchisor “sta nei numeri”
- capire in anticipo dove si nascondono le sottostime più frequenti nella valutazione delle voci di costo tipiche del franchising: minimi garantiti, basi di calcolo più ampie del previsto, costi di loyalty, reservation fee che si sommano alle commissioni di canale, ecc.
Per procedere a una stima credibile serve una cornice di numeri coerente. Le fee hanno un impatto in aree diverse della gestione e, se vuoi leggere bene l’effetto sul conto economico, è utile ragionare con una struttura ordinata come quella delle proiezioni economico-finanziarie hotel con USALI.
Questo passaggio concettuale ti aiuta a distinguere i ricavi camere e quelli accessori, a capire dove atterrano i costi dell’affiliazione in franchising e a interpretare correttamente l’impatto su GOP e EBITDA senza confondere i margini e i flussi.
Inoltre, un calcolo serio non si ferma allo scenario ottimistico: il costo reale dell’affiliazione va valutato anche quando il mix canali diventa economicamente più gravoso, quando l’ADR non cresce come previsto o quando l’occupazione soffre nelle ali di stagione.
Ecco perché, insieme alle simulazioni sul costo complessivo dell’affiliazione, inserisco anche un ragionamento per scenari e stress test. Questi sono utili per misurare la resilienza del modello e capire se l’incidenza delle fee resta sostenibile quando la performance della struttura si normalizza o peggiora.
È proprio questo il tipo di passaggio che, dentro uno studio di fattibilità alberghiera: valutare un investimento con dati, KPI e scenari (non a sensazione), permette di capire se le fee del franchising restano sostenibili anche quando cambiano mix canali, ADR e occupazione.
Ci tengo a sottolineare che in questo articolo non troverai un elenco generico di percentuali, ma un percorso completo per stimare fee e costi del franchising alberghiero, un metodo semplice per calcolare la take rate reale e consigli per trasformare i valori in una decisione solida e coerente.
Vuoi capire se il franchising alberghiero che stai valutando è sostenibile anche quando peggiorano ADR, occupazione e mix canali? Con uno studio di fattibilità trasformo fee, minimi garantiti, commissioni OTA e scenari in numeri leggibili (take rate, GOP, EBITDA e cash flow) per decidere con dati. Scopri le caratteristiche dei miei studi di fattibilità alberghiera
Fee e commissioni nel franchising alberghiero: cosa includere nel calcolo
Prima di fare qualsiasi simulazione sulle condizioni dell’accordo tra franchisor e franchisee, e sul relativo impatto economico per quest’ultimo, occorre chiarire che cosa sono le fee di franchising e che cosa, invece, è una commissione esplicita o implicita che nasce dal modo in cui il franchisor genera e distribuisce domanda.
Se non definisci bene il perimetro tra fee e commissioni, il rischio è doppio: o sottostimi l’incidenza reale perché non consideri voci di costo importanti, oppure fai confusione e sommi voci che in realtà si sovrappongono.
Nel calcolo ti consiglio di includere sempre queste famiglie di costo e, per ciascuna, indicare base di calcolo e condizioni:
- Royalty. Questa è di solito è la voce di costo di affiliazione più consistente e quindi anche più visibile. Devi prestare molta attenzione a definire con precisione la base di calcolo della royalty che può essere il fatturato camere, il ricavo totale lordo o quello netto, e capire se include anche il fatturato generato dai pacchetti
- Marketing fee. Può essere nazionale, regionale o locale, e non sempre è “spendibile” sul singolo hotel. Va conteggiata come costo ricorrente, perché incide sul margine operativo dell’hotel anche quando non vedi un ritorno diretto immediato
- Reservation fee / CRS fee / distribution fee. Questa è spesso è la voce di costo del franchising alberghiero che crea più sorprese. Può essere una percentuale sui ricavi che transitano dai canali del franchisor, un costo fisso per ogni prenotazione, oppure un mix ponderato delle due versioni
- Loyalty cost. Non riguarda solo l’adesione del franchisee al programma fedeltà del franchisor. Può includere contributi per lo sviluppo del programma, sconti o benefit riconosciuti ai membri, costi di punti/award nights o fee collegate alle campagne loyalty. Anche quando non è chiamato “costo”, questa fee di franchising produce un impatto economico reale sulla marginalità del franchisee
- Commissioni implicite sui canali brand: qui sta la differenza tra percentuale nominale e impatto effettivo. Alcuni flussi “brand.com” o “brand central reservation” non sono a costo zero per il franchisee. Se sommi reservation fee, loyalty e condizioni commerciali, ottieni una percentuale che può avvicinarsi a una commissione vera e propria (diversa da OTA, ma comunque un take rate reale)
- Eventuali minimi garantiti. Sono la trappola più sottovalutata nel costo totale del franchising alberghiero. Un minimo su marketing, CRS o altri servizi trasforma un costo “variabile” in un costo che pesa anche quando il fatturato del franchisee stenta a decollare.
Adesso ti suggerisco due regole operative che ti evitano errori grossolani nel calcolo delle fee e commissioni totali dell’affiliazione.
Per prima cosa ti consiglio di annotare sempre l’esatta base di calcolo per ogni voce di commissioni e fee di franchising alberghiero: ricavi camere, ricavi lordi, ricavi netti, prenotazioni, perché è proprio lì che nasce la distanza tra “X% prevista dal contratto” e quanto il franchisee si trova a corrispondere davvero al franchisor.
Il secondo suggerimento riguarda la verifica dell’esistenza di eventuali fee e commissioni da contratto di franchising che si sommano sulle stesse vendite, come ad esempio le prenotazioni brand driven che pagano reservation fee + contributo loyalty + eventuale marketing fee.
Per esperienza ti assicuro che è proprio lì che il calcolo inizia a diventare un take rate reale del franchising alberghiero e non un elenco di percentuali.
Nel prossimo capitolo partiamo da questa mappa per chiarire perché la sola percentuale di royalty, da sola, non ti dice quasi mai il costo effettivo del franchising alberghiero.
Se hai già una proposta di franchising, il punto non è la royalty: è capire basi di calcolo, voci sovrapposte e costi impliciti (reservation fee, loyalty, minimi). Con la mia consulenza gestionale e organizzativa per hotel ti aiuto a leggere il contratto in modo operativo e a impostare una stima completa, evitando sottostime che emergono solo dopo la firma
Perché la percentuale di royalty non basta nella stima delle fee nel franchising alberghiero
La royalty è la cifra che tutti ricordano perché è estremamente semplice, dato che è una percentuale spesso presentata dal franchisor come costo per l’uso del brand.
Nella pratica non coincide con il costo del franchising alberghiero, perché è solo una quota del costo che il franchisee deve sostenere per aderire al sistema di affiliazione.
Se consideri solo quella, rischi una stima che è davvero molto ottimistica, che io considero addirittura irrealistica, almeno per tre motivi molto concreti: base di calcolo, somma di voci, effetto mix canali.
Il primo punto da considerare per determinare la consistenza effettiva della royalty del franchising alberghiero è la determinazione della sua base di calcolo.
Un 5% di royalty non significa nulla se non sai su quale imponibile si applica esattamente. L’accordo tra franchisor e franchisee può stabilire che la base di calcolo della royalty di affiliazione coincide con i soli ricavi camere, oppure con i ricavi lordi, ma anche con i ricavi netti IVA esclusa, così come può considerare anche il fatturato generato dai pacchetti.
E la sua consistenza può aumentare ancora se la base di calcolo royalty di franchising include anche i ricavi accessori generati dal franchisee.
Due brand possono infatti aderire a un franchising che prevede la stessa royalty nominale, ma ottenere un impatto economico diverso se cambiano le basi e le definizioni. In altre parole, la percentuale è uguale, ma l’imponibile no.
Il secondo punto è che le fee di franchising alberghiero tendono ad impilarsi, ovvero a sovrapporsi. Anche quando la royalty è calcolata solo sulle camere, sulla stessa base imponibile spesso si applicano anche le marketing fee, le reservation fee e costi legati a tecnologia o loyalty.
Il franchisee tende a fare un errore mentale: pensa royalty = costo principale del franchising e considera il resto delle voci come marginali.
In realtà, il risultato ottenuto dal franchisee è spesso l’opposto perché una parte importante dell’incidenza complessiva del sistema di affiliazione nasce dalla somma di voci più piccole che però si applicano su flussi rilevanti, soprattutto se il franchisor è in grado di spingere molta domanda diretta o semi-diretta.
La terza importante questione è quella più sottovalutata, e riguarda l’incidenza effettiva del mix canali sulle royalty generate dal franchising alberghiero.
La royalty è per definizione una percentuale “neutra” rispetto ai canali, ma la struttura di vendita del franchisee non lo è.
Se una quota crescente di prenotazioni che arrivano all’hotel passano da canali del franchisor che portano in dote una percentuale di reservation fee, loyalty cost e condizioni commerciali specifiche, il costo complessivo dell’affiliazione aumenta anche se la percentuale di royalty resta invariata.
E se, nello stesso periodo, cresce anche la quota OTA perché il brand non performa come promesso o perché il mercato è molto competitivo, allora la quota di ricavo assorbita da fee e costi di canale può aumentare rapidamente.
Questa dinamica non è alimentata da un aumento della royalty, ma dalla sovrapposizione di costi sulla stessa camera venduta, che quindi concorre più volte alla formazione della base di calcolo.
È quindi evidente che parlare di royalty X% nel franchising alberghiero è spesso un modo elegante che ha il franchisor per rendere più attrattivo l’accordo di affiliazione al franchisee.
Il calcolo corretto deve condurre il franchisee a farsi una domanda diversa: “quanto mi costa, in euro e in punti di margine, ogni 100 € di ricavo generato (o intermediato) dal sistema del franchisor, nello scenario base e nello scenario prudente?
È questa la differenza tra percentuale nominale e impatto effettivo del costo del franchising alberghiero, perché la prima è semplicemente una riga di contratto, mentre la seconda è un valore che emerge chiaramente, e spesso in modo purtroppo inaspettato, solo quando il franchisee mette insieme le basi di calcolo con le voci cumulate e la distribuzione reale delle vendite.
Metodo per stimare le fee nel franchising alberghiero in 6 passaggi (dal contratto al take rate reale)
A questo punto del ragionamento la questione non è più “capire le caratteristiche delle fee del franchising alberghiero”, ma stimarle in modo replicabile.
Il metodo che ti propongo di seguito è volutamente pratico, perché ti porta dal contratto (e dalla documentazione commerciale) a un valore finale che puoi usare per confrontare diversi schemi di affiliazione in franchising, discutere e trattare con il franchisor sulle condizioni e fare simulazioni sensate.
L’obiettivo è determinare la take rate reale, cioè fee e costi complessivi rapportati ai ricavi di riferimento, che di solito sono i ricavi camere, anche se dipende dallo specifico accordo di affiliazione.
1) Raccogli e traduci tutte le voci di costo del franchising in un unico foglio di lavoro
L’obiettivo di questo prima passaggio per la stima delle fee nel franchising alberghiero è eliminare immediatamente la sensazione di incertezza che vivi.
Se lavori “a memoria” (royalty 5%, marketing fee 2%, ecc.”) finisci quasi sempre per dimenticare tante piccole voci di costo di affiliazione che, quando si sommano, spostano davvero il risultato.
Devi quindi trasformare il contratto, gli allegati e il materiale commerciale sulla proposta di franchising in un elenco unico e controllabile, dove ogni riga è verificabile e aggiornabile.
Solo a quel punto puoi costruire una tabella unica con un semplice foglio Excel nella quale ti consiglio di indicare:
- nome voce fee e commissione franchising
- base di calcolo dettagliata
- aliquota o importo fisso
- frequenza di calcolo e pagamento
- eventuali minimi e soglie
- note operative
In questa tabella devi inserire anche le voci che non sono tecnicamente comprese nella categoria delle fee di franchising ma che in realtà lo sono, come ad esempio le technology fee, audit, training obbligatorio, costi per l’uso di piattaforme imposte.
Se una voce di costo del franchising alberghiero non è scritta in modo chiaro, non è da ignorare, ma occorre segnalare la lacuna al franchisor, che deve provvedere a fornire un chiarimento, e prevedere un range prudenziale in termini di min–max da validare.
2) Fissa con precisione le basi di calcolo e standardizza le definizioni
Questo è il passaggio dove, di solito, si crea la distanza tra “percentuale nominale” e “impatto effettivo” delle fee del franchising sul margine operativo.
Due franchisor possono infatti avere la stessa royalty per l’affiliazione ma prevedere il calcolo su basi diverse, e quindi produrre costi reali diversi per il franchisee.
Ti consiglio di essere molto pignolo per stabilire la base precisa di calcolo per l’applicazione di ogni voce di costo percentuale di franchising.
Devi sapere esattamente cosa è incluso, cosa è escluso e come vengono trattati i pacchetti, gli sconti e le cancellazioni.
Per evitare ambiguità, le basi tipiche di calcolo di ogni voce di costo del franchising alberghiero da verificare per non avere sorprese sono:
- ricavi camere lordi (prima di IVA)
- ricavi camere netti (dopo sconti, no-show, ecc.)
- ricavi lordi totali (camere + accessori)
- per prenotazione / per room night
- solo su canali brand / solo su prenotazioni centralizzate
Il tuo compito è standardizzare il più possibile la base imponibile. Se ad esempio una franchising fee è calcolata su ricavi lordi dell’hotel, devi chiarire cosa include realmente. Ad esempio, i pacchetti, le componenti accessorie e le eventuali resort fee sono comprese o escluse?
In questa fase prendi anche una decisione operativa: su quale “denominatore” calcolerai il take rate del franchising alberghiero. Mettere a denominatore i ricavi camere è spesso la scelta più pulita, ma va resa coerenti con le basi contrattuali.
3) Separa le fee “di sistema” dalle fee “di canale”
Se non fai la distinzione tra fee generiche e fee di sistema, le simulazioni del costo del franchising alberghiero diventano inevitabilmente poco leggibili e perdono di attendibilità.
Ti ritrovi un totale unico e non capisci più perché e come cambia quando cambia il mix dei canali di commercializzazione dell’hotel.
In pratica, per lavorare correttamente e avere delle informazioni realmente utili per valutare la convenienza economica dell’affiliazione in franchising devi essere abile ad isolare ciò che paghi comunque, da ciò che paghi solo se il franchisor ti porta prenotazioni attraverso il suo ecosistema.
Dal punto di vista operativo, ti consiglio di dividere le fee del franchising come segue:
- fee di sistema: incidono sull’importo che il franchisee deve corrispondere al franchisor a prescindere dal canale (royalty, marketing fee, alcune technology fee)
- fee di canale brand: si generano se il franchisee vende tramite l’ecosistema del franchisor (reservation fee/CRS, costi loyalty, commissioni implicite)
Questa distinzione è fondamentale perché ti consente di simulare cosa succede se il sistema del franchisor ti porta davvero domanda diretta (aumento canali brand) oppure se, nella realtà, finisci per dipendere ancora di più dalle OTA.
4) Inserisci minimi garantiti, fee di franchising fisse e “soglie”
Questo è il passaggio del ragionamento che smonta gli scenari che dipingono un costo di franchising alberghiero troppo ottimistico.
Molti modelli di ricompense per l’affiliazione commerciale non sono 100% variabili: una parte dei costi resta anche quando i ricavi del franchisee non si sviluppano come previsto.
Se non lo porti nel modello, il take rate reale del franchising alberghiero risulterà sottostimato proprio nei momenti in cui ti serve capire se l’albergo è in grado di reggere. Ecco perché ti suggerisco di mappare con grande attenzione:
- minimi garantiti mensili o annui su marketing/CRS/altro
- fee fisse per uso di piattaforme, audit, training, supporto operativo
- franchising step-up fee, che generano costi che aumentano dopo 12–24 mesi)
- penali/extra, che si prevedono in caso di non compliance
Perché questa distinzione conta? La risposta è abbastanza intuitiva se consideri un costo che dovrebbe “seguire i ricavi” diventa un costo che pesa anche quando l’occupazione scende nelle ali di stagione o quando l’ADR non registra le performance previste.
È con la valutazione di questi elementi che capisci se il modello di affiliazione proposto dal franchisor è elastico o rigido per il tuo hotel.
5) Costruisci lo scenario base con parametri realistici
Qui non ti serve un business plan perfetto, ma ti serve un set minimo di input credibile. La qualità del risultato dipende più dalla coerenza dei parametri che dalla complessità del foglio Excel.
Se i parametri che usi sono solo frutto del tuo desiderio, tutte le percentuali sembreranno sostenibili, ma se invece sono realistici, il modello ti restituisce una verità utilizzabile.
Per evitare simulazioni “ottimistiche per default”, ADR, occupazione e mix canali dovrebbero partire da uno studio di marketing territoriale per hotel, così le ipotesi restano coerenti con domanda, competitor e stagionalità reali.
Se stai valutando il franchising già nella fase di impostazione del progetto, questo è uno dei numeri da mettere a terra prima di decidere se e come aderire a un brand, come approfondisco nell’articolo dedicato a aprire un hotel: cosa devi sapere prima di investire (numeri, rischi e scenari).
I parametri minimi che devi fissare in questa fase sono:
- numero totale di camere e giorni di apertura dell’hotel
- occupazione media annua, che dovrebbe essere distinta tra alta/bassa stagione
- ADR medio
- mix canali, in termini di quota brand, quota OTA, quota diretta pura e corporate/agency se rilevante
- incidenza loyalty sul totale brand, se il programma spinge sconti e benefit
Devi stare attento a evitare due trappole: considerare un ADR da listino e un tasso di occupazione troppo ottimistico, perché è decisamente meglio definire uno scenario base prudente ma sostenibile, perché ti permette di capire se le fee del franchising alberghiero che ti propone il franchisor sono sostenibili senza “tirare” i numeri.
6) Calcola la take rate reale e produci due output leggibili: € annui e % sul venduto
L’ultimo passaggio del metodo per stimare in modo realistico le fee dell’affiliazione in franchising non consiste nel “fare il totale”, ma nel renderlo interpretabile.
Un numero unico, come ad esempio 8,7%, non ti aiuta a decidere l’entità del costo, e quindi la convenienza economica del franchising alberghiero, se non capisci da dove viene e quali leve lo muovono.
Per questo motivo ti consiglio di usare due letture parallele: una in euro e una in percentuale, entrambe scomposte per famiglie di costo. Ottieni quindi due output:
- in euro: quanto paghi all’anno in fee e costi legati al sistema di franchising alberghiero proposto
- in percentuale: take rate reale sul denominatore scelto, che di solito sono i ricavi camere
La regola d’oro è quella di non fermarsi al totale, ma di scomporlo in 3–5 righe che spiegano chiaramente il risultato in termini di royalty, di marketing, di canale brand/CRS+loyalty, fee fisse/minimi.
È questa scomposizione che ti permette di confrontare il costo totale del franchising proposto da brand diversi e di capire dove si nascondono le sottostime più comuni.
Take rate reale: basi di calcolo, ricavi inclusi/esclusi e minimi garantiti
La take rate reale è un valore di sintesi che ti interessa davvero perché traduce un insieme di percentuali in una misura unica e comparabile, in grado di dirti quanta parte dei ricavi è assorbita dallo schema di affiliazione al quale stai valutando di aderire.
Per calcolar bene la take rate del franchising devi risolvere tre questioni fondamentali che, nella pratica, fanno una grande differenza: basi di calcolo non omogenee, ricavi inclusi/esclusi, minimi garantiti.
Se non tratti in modo esplicito e oggettivo questi tre elementi, ottieni una take rate “bella” ma poco utile per descrivere la situazione reale.
Partiamo dalla definizione operativa. Il take rate reale, in forma semplice, è:
- Take rate reale (%) = (Totale fee e costi franchising “di canale brand” annui) / (Ricavi di riferimento annui)
La parte delicata è definire in modo coerente e uniforme i due elementi che compongono il rapporto.
1) Basi di calcolo non omogenee: devi “ricondurre tutto” a un denominatore
Raramente tutte le fee del franchising alberghiero sono calcolate a partire dalla stessa base. Una voce di costo può essere calcolata sui ricavi camere, un’altra sui ricavi lordi, un’altra per prenotazione ricevuta, un’altra ancora solo sul transato dal franchisor.
Se tu sommi i risultati senza aver stabilito un criterio uniforme di fondo, finisci per ottenere un valore che non è confrontabile.
La soluzione pratica è quella di scegliere un denominatore unico, di solito ricavi camere per semplicità e confrontabilità, e poi calcolare ogni voce in euro con la sua base corretta, per poi rapportare il totale al denominatore.
Esempio logico (senza numeri, per ora) è:
- royalty = x% * ricavi camere
- marketing fee = x% * ricavi camere oppure x% * ricavi lordi
- reservation fee = x% * ricavi brand-transati (non sul totale)
- loyalty cost = x% o y€ * ricavi/room nights loyalty (dipende dal modello)
- fee fisse = x€ annui
Alla fine sommi tutti gli euro e dividi per i ricavi camere o per un altro denominatore comune scelto. In questo modo ottieni una take rate di franchising che puoi confrontare tra brand e scenari di affiliazione alternativi.
2) Ricavi inclusi/esclusi: la differenza tra percentuale e imponibile
Su questo argomento nasce gran parte della sottostima del costo totale di franchising alberghiero, perché molte fee non si applicano su ciò che tu stai pensando, ma su ciò che il contratto di affiliazione definisce come base di calcolo.
E questa base è spesso più ampia rispetto a quello che pensi, perché include diverse componenti che tu stai già trattando come accessorie, oppure usa criteri contabili che cambiano l’imponibile effettivo.
Prima ancora di chiederti quanto è la percentuale di una determinata fee di franchising, devi chiederti: su quali ricavi viene calcolata davvero? Di seguito ti indico due casistiche tipiche che fanno saltare i conti sono queste:
- fee che includono pacchetti (camera + servizi) nella base di calcolo
- fee calcolate su ricavi lordi dove tu, mentalmente, stai ragionando su ricavi “più stretti”
È quindi importante chiarire, nero su bianco:
- la base di calcolo è al netto o al lorodo IVA?
- la base di calcolo include gli sconti e promozioni o è sui valori di listino?
- i pacchetti vengono scomposti in componente camera e accessori oppure no?
- i ricavi accessori (colazioni, F&B, meeting) entrano in qualche fee?
Il succo del discorso non è fare filologia contrattuale ma capire se, nella pratica operativa, per il franchising alberghiero stai pagando una percentuale anche su ricavi che non avevi considerato nel tuo modello di margine.
3) Minimi garantiti: quando il variabile diventa (in parte) fisso
I minimi garantiti cambiano radicalmente la take rate del franchising perché trasformano un costo che dovrebbe seguire i ricavi in uno che non scende mai sotto una certa soglia stabilita.
Finché guardi solo lo scenario base, spesso le fee minime garantite nel franchising sembrano irrilevanti. Ma appena sposti l’attenzione sull’andamento dei driver (occupazione, ADR, mix canali) e i ricavi calano, il minimo diventa un pericoloso moltiplicatore perché l’incidenza percentuale sale anche se l’importo rimane lo stesso.
Per trattare correttamente queste fee minime di franchising devi essere molto concreto. Non ti basta annotare che c’è un minimo da corrispondere comunque al franchisor, dato che devi tradurlo in euro effettivi nel tuo modello di valutazione del costo del franchising alberghiero.
Operativamente i minimi garantiti devono essere trattati così:
- calcoli la fee “variabile” secondo regola (percentuale o per prenotazione)
- la confronti con il minimo
- usi il maggiore tra i due come costo effettivo
E poi ti consiglio di fare un ulteriore passaggio, che io considero fondamentale: valutare l’incidenza del minimo sul denominatore nello scenario prudente.
Perché una fee minima garantita nel franchising alberghiero che nello scenario base pesa poco, in uno scenario con ricavi più bassi si traduce in una take rate che può essere molto più alta.
4) Un trucco semplice per evitare errori: doppia vista “totale” e “per famiglia”
La take rate reale nel franchising alberghiero è utile solo se è interpretabile. Se ti limiti a un totale unico (es. 8,2%), rischi di non capire cosa lo sta guidando e, quindi, di non sapere dove intervenire. È la royalty? È la marketing fee? È il costo del canale brand? Sono i minimi che irrigidiscono il modello?
La soluzione è presentare sempre il risultato su due livelli: un numero sintetico e una scomposizione che spieghi il numero.
Per rendere la take rate reale come riferimento per valutare il costo complessivo dell’affiliazione commerciale, non devi presentarla mai solo come un totale unico. Affianca sempre una scomposizione per famiglie, ad esempio:
- royalty
- marketing
- canale brand (reservation + loyalty + commissioni implicite)
- fee fisse/minimi
Questa visione ti permette di capire immediatamente di cosa sta guidando l’incidenza: se è un problema di royalty (raro), di marketing, di canale brand o di rigidità data dai minimi.
Ed è anche il modo migliore per fare simulazioni sul costo del franchising: cambi la composizione del mix canali e osservi ad esempio il solo movimento della parte “canale brand”, senza perdere il controllo sul resto.
Simulazione fee e commissioni nel franchising alberghiero: scenario base con ipotesi realistiche
Ora rendiamo concreto il metodo del calcolo di commissioni e fee del franchising alberghiero attraverso una simulazione molto realistica.
L’obiettivo non è trovare il numero perfetto, cosa impossibile senza il contratto sotto mano, ma costruire un modello che stia in piedi e che ti faccia vedere subito la distanza tra percentuale nominale e impatto effettivo del costo del franchising.
Per raggiungere questo obiettivo useremo ipotesi volutamente “normali”, dove non è presente un livello di ADR da sogno, dove non ci sono percentuali di occupazione irreali, e ipotizzando un mix canali credibile per un hotel che entra in uno schema di affiliazione e lavora sia con domanda generata dal franchisor sia con OTA.
1) Input di scenario (ipotesi realistiche)
Consideriamo un hotel di medie dimensioni, così i conti sono leggibili:
- Camere: 60
- Giorni di apertura: 365
- Occupazione media annua: 68%
- ADR medio: 140 €
- Ricavi camere annui (stima):
- camere vendute = 60 × 365 × 0,68 = 14.892 room nights
- ricavi camere = 14.892 × 140 € = 2.084.880 €
Mix canali (scenario base, realistico):
- Canale brand (CRS/brand.com): 35% dei ricavi camere
- OTA: 30%
- Diretto “puro” (sito/telefono senza ecosistema brand): 25%
- Corporate/agency/altro: 10%
In questa simulazione ti interessa soprattutto distinguere “brand” da “non brand”, perché le reservation fee e loyalty cost del franchising alberghiero si attivano solo su una parte delle vendite.
2) Struttura delle fee di franchising alberghiero (ipotesi di lavoro)
Ora ipotizziamo una struttura “tipica” (i valori cambiano da brand a brand, ma l’impostazione di calcolo è la stessa):
Fee di sistema
- Royalty: 5% sui ricavi camere
- Marketing fee: 2% sui ricavi camere
Fee e commissioni legate al canale brand
- Reservation/CRS fee: 3% sui ricavi camere generati dal canale brand
- Loyalty cost (implicito/esplicito): 2% sui ricavi camere del canale brand
Minimi garantiti / fee fisse (esempio prudente)
- Minimo annuo complessivo (marketing+CRS o fee fisse equivalenti): 25.000 €
3) Calcolo in euro (passo a passo)
A) Fee di sistema
- Royalty = 5% × 2.084.880 = 104.244 €
- Marketing fee = 2% × 2.084.880 = 41.698 €
B) Fee/commissioni del canale brand
- Ricavi camere da canale brand = 35% × 2.084.880 = 729.708 €
- Reservation/CRS fee = 3% × 729.708 = 21.891 €
- Loyalty cost = 2% × 729.708 = 14.594 €
C) Verifica minimi garantiti / fee fisse
Somma (marketing + reservation/CRS + eventuali fisse) nello scenario:
41.698 + 21.891 = 63.589 € → superiore al minimo ipotizzato 25.000 €
Quindi in questo scenario il minimo non “morde” (ma lo vedremo quando stressiamo i driver).
Totale fee e costi considerati (scenario base):
- 104.244 + 41.698 + 21.891 + 14.594 = 182.427 €
4) Take rate reale: il numero che ti serve per decidere
Ora trasformiamo il totale costo franchising alberghiero in incidenza:
- Take rate reale = 182.427 / 2.084.880 = 8,75%
Ecco il modo migliore per leggere i numeri: royalty nominale 5% → take rate reale 8,75% (solo per fee/commissioni del sistema franchising, senza ancora entrare in tecnologia extra, audit, training e altri costi possibili). La differenza nasce da due fattori:
- fee che si sommano alla royalty (marketing)
- costi legati al canale brand (reservation + loyalty), che assomigliano a una “commissione” interna all’ecosistema
5) Cosa guardare, oltre al numero finale
Per evitare di fissarti sull’8,75% di take rate reale di franchising come se fosse una verità universale, ti suggerisco di guardare questi tre indicatori:
- composizione della take rate. Circa metà del “delta” oltre la royalty è marketing + canale brand. È un’informazione utile per capire dove si muoverà l’incidenza di questa voce di costo di franchising alberghiero quando cambia il mix.
- sensibilità al mix brand. Più il brand ti porta vendite, più crescono anche reservation/loyalty. La domanda è: il beneficio in ADR/occupazione compensa quel costo?
- rigidità dei minimi. Nello scenario base non pesano, ma se i driver scendono possono diventare il vero problema della valutazione della sostenibilità economica del franchising alberghiero.
Se la sostenibilità del franchising dipende dal mix canali, allora la vera leva è costruire domanda e distribuzione: più vendite dirette “pulite”, meno dipendenza da intermediazione costosa. Con lo sviluppo di un progetto di marketing strategico ti aiuto a definire posizionamento, target, proposta di valore e piano canali per migliorare il mix e proteggere margine e redditività
Simulazione: quando il mix canali diventa più “caro” (brand, OTA, loyalty)
Questa è la simulazione del costo del franchising alberghiero che, nella pratica, separa i modelli robusti da quelli sostenibili solo in apparenza.
La royalty non cambia, il contratto di affiliazione tra franchisor e franchisee è lo stesso, ma cambia una circostanza che si verifica spesso: il mix canali di commercializzazione dell’hotel diventa più costoso.
Può succedere perché nelle ali di stagione l’hotel si appoggia di più alle OTA, perché il brand del franchisor non converte come previsto, oppure perché cresce la quota di prenotazioni che passa da programmi loyalty con condizioni economiche più onerose per il franchisee. Il risultato è che la take rate reale del franchising sale, anche senza variazioni contrattuali.
Per rendere confrontabile la simulazione, manteniamo invariati i ricavi camere annui dello scenario base (2.084.880 €), e cambiamo solo il mix canali e, di conseguenza, i costi variabili legati alla commercializzazione.
1) Nuovo mix canali (scenario “caro”)
- Canale brand: 30% (in calo)
- OTA: 40% (in aumento)
- Diretto puro: 20%
- Corporate/altro: 10%
In più introduciamo un dettaglio realistico: dentro il canale brand, aumenta la quota “loyalty-driven” (più membri, più benefit, più costo implicito). Per semplificare, traduciamo questo aspetto in un loyalty cost medio più alto.
2) Le fee di sistema restano uguali
Le fee di sistema del franchising alberghiero non dipendono dal canale:
- Royalty 5% su ricavi camere = 104.244 €
- Marketing 2% su ricavi camere = 41.698 €
- Totale invariato: 145.942 €
3) Cosa cambia: canale brand + commissioni OTA
A) Fee/commissioni del canale brand
- Ricavi camere da canale brand = 30% × 2.084.880 = 625.464 €
- Reservation/CRS fee (3%) = 3% × 625.464 = 18.764 €
- Loyalty cost (sale dal 2% al 3% per maggiore incidenza loyalty) = 3% × 625.464 = 18.764 €
- Totale canale brand (scenario caro) = 37.528 €
Nello scenario base era 36.485 €, quindi qui il brand non è il driver principale: lo è l’aumento OTA.
B) Commissioni OTA (la variabile che spesso “sporca” il modello)
Qui entra in gioco una scelta metodologica importante. Le commissioni OTA non sono fee del franchisor, ma sono parte del costo di distribuzione che, nella realtà, si somma alle fee e determina quanto margine resta.
Dato che questo articolo vuole aiutare a stimare fee e commissioni di franchising alberghiero per arrivare a una take rate realistica, le includiamo come componente separata.
- Commissione OTA (ipotesi realistica): 18% sui ricavi camere OTA
- Ricavi camere OTA = 40% × 2.084.880 = 833.952 €
- Commissioni OTA = 18% × 833.952 = 150.112 €
4) Totale “take rate all-in” e confronto con lo scenario base
In questo passaggio mettiamo insieme i diversi elementi di costo del franchising per calcolare la take rate all-in:
- fee di sistema (royalty + marketing) = 145.942 €
- canale brand (reservation + loyalty) = 37.528 €
- commissioni OTA = 150.112 €
- Totale costi di fee + commissioni (scenario caro) = 145.942 + 37.528 + 150.112 = 333.582 €
Incidenza sui ricavi camere:
- Take rate all-in = 333.582 / 2.084.880 = 16,0%
Confronto immediato:
- scenario base (solo fee franchising + canale brand) ≈ 8,75%
- scenario caro (fee franchising + canale brand + commissioni OTA più alte) ≈ 16,0%
È qui che puoi vedere in modo chiaro la dinamica più importante nella stima del costo dell’affiliazione: l’entità della royalty non è il problema, perché l’aspetto sensibile è il peso dell’ecosistema complessivo di costo quando il mix si sposta verso canali più onerosi.
In altre parole, puoi avere una royalty ragionevole e trovarti comunque con una take rate totale che raddoppia se la distribuzione dell’hotel si sporca.
5) Cosa ti dice davvero questa simulazione di costo di franchising
Questa simulazione realistica sul costo del franchising alberghiero serve a rispondere a tre domande operative:
- quanto sei dipendente dalla qualità del mix canali? Se per reggere il modello hai bisogno di restare leggero sulle OTA, allora devi essere sicuro che il franchisor sappia spostare davvero la domanda su canali meno costosi, non solo a parole
- il canale brand è davvero “più economico” delle OTA? Spesso sì, ma non lo è mai a costo zero. Reservation fee + loyalty possono trasformare una parte del brand in un canale con una commissione implicita non trascurabile sul costo totale dell’affiliazione. Devi misurarlo.
- qual è la soglia oltre la quale il modello diventa fragile? Qui stai già vedendo che basta un cambio mix per far salire molto l’incidenza del costo del franchising. Nello stress test che faremo tra poco non consideriamo solo un mix canali più caro, ma anche driver che peggiorano (occupazione/ADR), per capire se entrano in gioco minimi garantiti e rigidità.
Scenario prudente e stress test: cosa succede alle fee quando i driver peggiorano
Finché cerchi di valutare l’impatto delle fee del franchising alberghiero nel contesto di scenario base, quasi tutto sembra sostenibile.
Per rendere questa valutazione davvero utile, conviene leggere il costo del franchising dentro una logica di scenari e stress test per investimenti alberghieri, così capisci non solo quanto paghi nello scenario base, ma quanto regge il modello quando peggiorano ADR, occupazione e mix canali.
Il punto è che un franchising sano non è quello che funziona solo quando ADR e occupazione vanno bene, ma quello che regge anche quando i driver peggiorano nelle ali di stagione, quando il mercato si irrigidisce e quando il mix distributivo si sporca.
Il mio scopo non è quello di fare terrorismo, ma di aiutarti a capire se le fee restano proporzionate ai ricavi o se, invece, diventano un freno proprio quando il tuo hotel ha bisogno di elasticità.
Per rendere il test utile, procediamo ad un’analisi su due livelli: scenario prudente e stress test. Per svilupparla manteniamo le stesse regole di fee del modello di franchising alberghiero precedente: royalty al 5%, marketing al 2%, reservation al 3% su brand, loyalty al 2–3% su brand, minimo annuo 25.000 € su alcune componenti.
Quello che cambiamo sono i driver e, dove è realistico, procediamo a peggiorare il mix canali di commercializzazione dell’hotel.
Scenario prudente: ricavi più bassi, mix un po’ più caro
L’ipotesi prudente, coerente con un anno “normale ma difficile” evidenzia i seguenti paramentri:
- occupazione: 62% (da 68%)
- ADR: 132 € (da 140 €)
- Calcolo ricavi camere annui stimati:
- room nights = 60 × 365 × 0,62 = 13.578
- ricavi camere = 13.578 × 132 = 1.792.296 €
Aggiungiamo un mix canali prudente, ma in leggero peggioramento:
- brand: 32%
- OTA: 35%
- diretto puro: 23%
- altro: 10%
Calcolo delle fee di sistema (royalty + marketing):
- royalty 5% = 89.615 €
- marketing 2% = 35.846 €
- totale = 125.461 €
Calcolo delle fee di canale brand (reservation + loyalty):
- ricavi brand = 32% × 1.792.296 = 573.535 €
- reservation 3% = 17.206 €
- loyalty 2,5% (via di mezzo prudente) = 14.338 €
- totale canale brand = 31.544 €
Calcolo delle commissioni OTA:
- ricavi OTA = 35% × 1.792.296 = 627.304 €
- commissione 18% = 112.915 €
Totale fee + commissioni (prudente):
- 125.461 + 31.544 + 112.915 = 269.920 €
- take rate all-in prudente = 269.920 / 1.792.296 = 15,1%
La take rate del franchising alberghiero non esplode perché “aumentano le percentuali”, ma perché:
- i ricavi scendono (quindi ogni costo percentuale pesa di più in euro assoluti sul margine),
- le OTA aumentano (e la commissione è un moltiplicatore),
- il canale brand resta significativo e porta con sé reservation/loyalty.
Stress test: ricavi sotto pressione + mix più sporco + effetto minimi
Ora procediamo a fare un test più duro ma realistico, in un anno complicato o in una fase di ramp-up più lenta del previsto.
Ipotesi stress:
- Occupazione: 55%
- ADR: 125 €
- Calcolo dei ricavi camere annui stimati:
- room nights = 60 × 365 × 0,55 = 12.045
- ricavi camere = 12.045 × 125 = 1.505.625 €
Mix canali stress (più dipendenza da intermediazione):
- brand: 28%
- OTA: 45%
- diretto puro: 17%
- altro: 10%
Calcolo delle fee di sistema:
- royalty 5% = 75.281 €
- marketing 2% = 30.113 €
- totale = 105.394 €
Calcolo del canale brand:
- ricavi brand = 28% × 1.505.625 = 421.575 €
- reservation 3% = 12.647 €
- loyalty 3% (stress: maggiore incidenza di sconti/benefit) = 12.647 €
- totale canale brand = 25.294 €
Calcolo delle commissioni OTA:
- ricavi OTA = 45% × 1.505.625 = 677.531 €
- commissione 18% = 121.956 €
Totale fee + commissioni (stress):
- 105.394 + 25.294 + 121.956 = 252.644 €
- take rate all-in stress = 252.644 / 1.505.625 = 16,8%
Dove entrano davvero i minimi garantiti?
Fin qui, con i numeri ipotizzati, il minimo annuo 25.000 € non è determinante perché marketing + reservation (da soli) restano sopra.
La questione di fondo non è “se scatta sempre”, ma quando può scattare. Si manifesta tipicamente in due casi:
- brand share più bassa del previsto (meno ricavi su cui calcolare reservation fee)
- ricavi complessivi più bassi (quindi percentuali che producono meno euro)
Il modo corretto di trattarlo è semplice: per le componenti coperte da minimo, devi confrontare il calcolo variabile con il minimo e prendi il maggiore.
E poi ti fai una domanda: “quanto pesa quel minimo se i ricavi camere scendono sotto una certa soglia?” È nella risposta sincera che un costo che sembrava piccolo può diventare un concreto fattore di rigidità.
Il senso dello stress test
La domanda che ti devi fare quando valuti l’entità delle fee complessive del franchising alberghiero non è “quanto pago in un anno buono”, ma: “se l’ADR e il tasso di occupazione scendono e il mix si sporca, la take rate resta sostenibile oppure diventa un freno che mi impedisce di recuperare margine e cassa?”
Quanto margine resta dopo le fee: lettura su GOP ed EBITDA
Fin qui abbiamo ragionato in termini di take rate, che come abbiamo visto è un parametro molto utile per confrontare brand e scenari, ma che non basta per decidere sulla sostenibilità economica del franchising alberghiero.
La decisione vera sta nella risposta ad domanda più concreta: “dopo aver pagato fee e commissioni di franchising, quanto margine operativo dell’hotel in franchising resta per coprire i costi fissi, gli investimenti e (se c’è) il servizio del debito?”
Per rispondere, ti serve l’analisi di due indicatori di performance tra loro complementari: GOP ed EBITDA, perché ti aiutano a leggere dove si ferma la gestione operativa e dove iniziano gli effetti più “strutturali”.
1) Partire dal ragionamento giusto: franchising fee = costo operativo, ma non tutte pesano allo stesso modo
In un conto economico, molte fee di franchising alberghiero sono considerate costi operativi: royalty e marketing finiscono tipicamente tra le spese di gestione (spesso in un’area assimilabile a marketing/brand o franchise fees).
Le commissioni OTA, invece, si considerano tra i costi di distribuzione perché non sono un costo di franchising, ma erodono lo stesso il margine e devono stare nel quadro se vuoi capire quale quota del risultato operativo che effettivamente resta.
La distinzione che ti consiglio di fare è semplice:
- fee di sistema (royalty + marketing + fisse): costi di franchising che paghi per “stare nel brand”
- costi di canale (brand e OTA): costi che paghi per vendere camere (reservation/loyalty e commissioni)
Quando sommi i due blocchi di costo e li porti nel conto economico, ottieni l’impatto reale sul margine operativo.
2) Lettura su GOP: cosa succede alla redditività della gestione
Il GOP hotel ti dice quanto resta dopo la copertura del costi operativi diretti e indiretti della gestione alberghiera.
Se riprendi la simulazione base del costo del franchising alberghiero, vedi che la somma fee + commissioni possono facilmente valere diversi punti percentuali dei ricavi camere. In pratica, queste voci comprimono il GOP in due modi:
- direttamente, perché sono costi aggiuntivi
- indirettamente, se per sostenere mix e standard aumentano anche payroll, marketing locale e costi commerciali
La domanda utile da farti è: “il franchisor mi consente di recuperare questa compressione con un premio di prezzo e/o di occupazione?” Se la risposta è no, stai pagando una take rate di franchising alberghiero senza ottenere un upside sufficiente.
3) Lettura su EBITDA: sostenibilità complessiva e “spazio” per la cassa
L’EBITDA (MOL) hotel è indicatore di performance che amplia la lettura, perché serve a capire quanta capacità di generare risultato rimane dopo tutte le spese operative e prima di ammortamenti, interessi e imposte.
È la lente più utile quando devi ragionare su sostenibilità complessiva dell’hotel, sulla capacità di reinvestire (rinnovi, standard, tecnologia) e sulla sua resilienza negli scenari prudente/stress.
Se nello scenario stress la take rate all-in di franchising alberghiero ti porta vicino (o oltre) una soglia che rende l’EBITDA troppo sottile, il problema non è “pagare molte fee”, ma è che ti resta poco margine di manovra.
E quando questo margine è sottile, anche un piccolo shock (energia, salari, manutenzioni, calo ADR nelle ali di stagione) può trasformare un anno complicato in un anno molto difficile.
4) Un modo pratico per leggere l’impatto di GOP e EBITDA
Se non vuoi costruire un P&L dettagliato, puoi fare una lettura utile con una regola semplice che si basa sul ragionare “in punti” sui ricavi camere.
- Take rate scenario base circa 8–9%: significa che su 100 € di ricavo camere, 8–9 € se ne vanno in fee/commissioni del sistema considerato.
- Take rate prudente/stress circa 15–17% (all-in con OTA): significa che su 100 € di ricavo camere, 15–17 € se ne vanno prima ancora di considerare il payroll, le utenze, le manutenzioni e il resto della macchina operativa.
Questa lettura “per 100 €” è molto esaustiva perché ti obbliga a una verifica immediata: “quanti punti di GOP/EBITDA devo generare in più grazie all’uso del brand in franchising per pareggiare questo costo? Se il franchisor non ti porta quel delta in termini di ADR, occupazione o mix migliore, la marginalità si assottiglia.
Se vuoi diventare autonomo nel leggere margini, GOP, EBITDA, take rate e scenari (senza fermarti alle percentuali “da contratto”), nei miei corsi su management e gestione alberghiera impari un metodo pratico molto efficace
5) La conclusione operativa: margine “residuo” e soglia di sicurezza
Quando chiudi la valutazione del costo totale del franchising alberghiero, non ti basta dire “la take rate è X%”, perché avere un numero di riferimento che guida la tua decisione finale:
- con questi parametri, dopo fee di franchising e costi di canale, il progetto alberghiero ha ancora un margine operativo sufficiente per reggere standard e cicli di investimento?
- nello scenario prudente, il margine resta sopra una soglia di sicurezza o diventa troppo sottile?
Non esistono fee di franchising alberghiero alte o basse in assoluto, ma esistono fee sostenibili o non sostenibili rispetto ai tuoi driver e al tuo mix reale.
Errori tipici di stima e segnali che stai sottovalutando i costi
Quando una stima del costo dell’hotel in franchising è troppo positiva, e pensi di raggiungerla troppo in fretta, di solito c’è sotto un problema.
Non perché il franchising debba per forza essere caro, ma perché i costi più insidiosi sono quelli che non si presentano come tali. Mi riferisco ad esempio a basi di calcolo più ampie del previsto, voci che si sommano sulla stessa prenotazione e minimi che trasformano il variabile in rigido.
In questa sezione trovi gli errori più comuni e, soprattutto, i segnali pratici per accorgertene prima di firmare o prima di costruire un piano economico troppo ottimistico.
Errore 1: trattare le royalty costo complessivo del franchising
Questo è l’errore di partenza e il pièu facile da commettere. La royalty è solo una componente del costo totale del franchising alberghiero, perché la stima corretta deve includere anche le componenti marketing, reservation/CRS, loyalty e tutte quelle che contribuiscono a generare il take rate reale.
Se il tuo modello previsionale sulla sostenibilità economica del franchising si chiude con la royalty, a cui magari aggiungi solo la componente marketing, ma ignora il costo del canale brand, stai quasi certamente sottostimando.
Segnale tipico: la take rate che ottieni è molto vicino alla sola royalty (es. 5% o 5,5%). Nella pratica, succede raramente che un franchising costi così poco.
Errore 2: usare una base di calcolo mentale invece di quella contrattuale
Molte sottostime del costo del franchising alberghiero nascono da una frase come: “applico il 2% sui ricavi camere”. Poi scopri che da contratto quella fee è sui ricavi lordi, include pacchetti o ricavi accessori, oppure è calcolata su un transato diverso da quello che stavi usando come denominatore.
Segnale tipico: non sai rispondere con certezza a questa domanda: “questa percentuale si applica a quali ricavi, definiti come?”.
Errore 3: sommare fee percentuali senza trasformarle in euro e senza separare le famiglie
Se ad esempio sommi 5% + 2% + 3% + 2% e dici “ok, sto all’12%”, stai facendo un calcolo fragile del costo reale dell’affiliazione.
Le percentuali si applicano a basi diverse: alcune al totale camere, altre solo al canale brand, alle quali se ne aggiungono ulteriori per prenotazione. Prima devi trasformare tutto in euro, poi confrontare.
Segnale tipico: non hai costruito una tabella costituita da singole voci di costo – base di calcolo – euro annui e una scomposizione per famiglie di fee di franchising alberghiero.
Errore 4: ignorare i minimi garantiti, le fee fisse e gli step-up nel tempo
I minimi non sono “dettagli contrattuali” nel calcolo del costo del franchising, ma la differenza tra un modello elastico e uno rigido.
E gli step-up, che in sostanza sono gli aumenti programmati delle fee dopo 12–24 mesi, sono spesso il punto in cui il progetto alberghiero smette di stare in piedi se la crescita auspicata non arriva nei tempi previsi.
Segnale tipico: il tuo scenario di costo di affiliazione prudente non mostra quasi differenze rispetto allo scenario base, perché non hai introdotto pavimenti di costo.
Errore 5: considerare il canale brand “a costo zero” (o quasi)
Il canale brand può essere più efficiente delle OTA, ma sicuramente non è gratuito. Reservation/CRS e loyalty cost possono trasformarsi in una commissione di franchising implicita e significativa, soprattutto quando aumenta la quota di prenotazioni loyalty-driven.
Segnale tipico: nel tuo modello il costo del canale brand è nullo o trascurabile, ma il contratto/preventivo parla di reservation fee, loyalty e contributi vari.
Errore 6: non testare il mix canali e non vedere come cambia il take rate reale
La take rate reale non è un valore fisso, infatti si muove con mix canali, conversione del brand, pressione competitiva e stagionalità.
Se non fai almeno una simulazione realistica che preveda un mix canali più caro, la tua stima del costo del modello di franchising che stai pensando di adottare rischia di essere valida solo in un mondo ideale.
Segnale tipico: hai un solo scenario previsionale e non hai mai modificato la quota OTA o la quota brand per vedere cosa succede al costo totale dell’affiliazione.
Errore 7: confondere l’incidenza sul fatturato con l’impatto sul margine
Anche quando la take rate del franchising alberghiero sembra sostenibile sul fatturato, può non esserlo sul margine, soprattutto in strutture con costi fissi importanti o con payroll elevato.
È qui che serve la lettura su GOP hotel e EBITDA hotel, dato che il costo del franchising non va valutato solo come percentuale dei ricavi, ma anche come compressione del margine operativo disponibile.
Segnale tipico: sai dire pago l’X%, ma non sai dire “quanti punti di GOP e EBITDA devo generare in più per compensare.
Checklist finale per stimare le fee nel franchising alberghiero: dati minimi e domande al franchisor
Se vuoi che la stima del costo del franchising alberghiero sia davvero “difendibile”, devi arrivare a un punto in cui non stai più ragionando per intuizioni, ma per dati minimi verificabili.
La checklist qui sotto è pensata proprio per dirti cosa serve raccogliere e quali domande fare per trasformare il metodo e le simulazioni in un numero credibile in euro e in take rate reale, senza lasciare zone grigie.
1) Dati minimi da raccogliere per costruire lo scenario base e gli scenari prudente/stress
Prima di tutto serve una base numerica chiara e coerente, altrimenti qualsiasi percentuale di franchising fee resta astratta.
Anche se non stai facendo un business plan completo per il tuo progetto alberghiero, ti suggerisco di fissare almeno i driver fondamentali, perché sono loro che determinano i ricavi, il mix distributivo e quindi l’incidenza reale delle fee.
Senza questi input, rischi di discutere di percentuali di fee di affiliazione senza riuscire a tradurle in euro e in margine.
- Camere e giorni di apertura, o stagionalità di apertura se non è annuale
- Occupazione e ADR: scenario base + prudente + stress (anche solo con variazioni ragionate)
- Ricavi camere annui stimati, calcolati come numero camere × giorni × occupazione × ADR
- Mix canali atteso, in termini di quota brand, quota OTA, quota diretto puro e quota corporate/agency
- Incidenza loyalty sul canale brand, in percentuale di prenotazioni/ricavi “loyalty-driven”
- Commissioni OTA con range realistico (es. 15–20%) e condizioni principali
2) Dati contrattuali essenziali (quelli che cambiano davvero il take rate)
Qui non ti serve conoscere “tutto”, ma solo con precisione ciò che incide in modo strutturale e che, se sbagliato, altera il risultato finale.
L’aspetto più importante è evitare interpretazioni a intuito, ad esempio applicare una fee ai ricavi camere quando invece da contratto è calcolata su ricavi lordi o su transati specifici.
Ogni voce di costo del franchising alberghiero deve avere una base di calcolo chiara e una regola di applicazione non ambigua.
- Royalty: percentuale + base di calcolo (cosa include/esclude)
- Marketing fee: percentuale + base + eventuali livelli (nazionale/locale)
- Reservation/CRS fee: percentuale o costo per prenotazione + base (solo brand? solo central?)
- Loyalty cost: come è calcolato (fee, contributi, costo punti, sconti/benefit)
- Fee fisse: technology fee, audit, training obbligatori, piattaforme imposte
- Minimi garantiti: su quali componenti si applicano, importi annui, modalità di adeguamento
- Step-up / revisioni: aumenti previsti dopo 12–24 mesi o a scaglioni
3) Domande “giuste” da fare al franchisor per evitare sottostime
Quelle che ti elenco qui di seguito sono le domande utili per far emergere i pezzi nascosti del calcolo del costo totale del franchising alberghiero.
Sono domande necessarie per trasformare la valutazione di una proposta commerciale di affiliazione in parametri misurabili utili a stimarne il costo totale.
Se una risposta del franchisor resta vaga (“dipende”, “in media”, “lo vediamo dopo”), considera quella voce come un rischio di sottostima che ti deve spingere a lavorare per ipotesi prudenziali finché non ottieni chiarezza totale.
- Sono previste revisioni delle fee nel tempo? (step-up, indicizzazioni, nuove piattaforme)
- Su quali ricavi si applica ogni fee, esattamente? (definizione contrattuale della base)
- I pacchetti vengono suddivisi o la fee si applica al totale?
- Esistono minimi garantiti? Se sì: importo, componenti coperte, logica di adeguamento.
- Reservation fee e loyalty si sommano sulla stessa prenotazione? In quali casi?
- Il canale brand ha costi impliciti oltre alle fee dichiarate? (es. campagne, contributi, condizioni loyalty)
- Che cosa succede se non raggiungo determinati standard di performance o compliance? (audit extra, campagne obbligatorie, fee aggiuntive)
- Ci sono costi obbligatori di franchising verso fornitori certificati o piattaforme specifiche? (e quanto incidono annuo)
4) Output finale che devi ottenere (per decidere davvero)
Se non hai ottenuto risposte chiare, la stima del costo del franchising alberghiero è ancora “in bozza”. Devi arrivare a un risultato che permetta un confronto reale e la conseguente decisione. Non sto parlando solo un un totale, ma anche della sua composizione e della sua tenuta in scenari diversi.
L’output deve rispondere a una domanda semplice: “quanto pagare per il franchising alberghiero, perché lo pago e quanto cambia se cambiano i driver fondamentali?”
- Totale annuo in euro: fee di sistema + canale brand + (se incluso) commissioni OTA
- Take rate reale (%) sul denominatore scelto (di solito ricavi camere)
- Confronto tra scenari: base vs prudente vs stress (anche solo 2 stress semplici)
E soprattutto: una scomposizione per famiglie di fee di franchising (royalty, marketing, canale brand, fissi/minimi) che ti dica immediatamente cosa guida il totale.
© Federico Belloni (tutti i diritti riservati)