Cosa troverai in questo articolo sul costo di acquisizione cliente hotel:
- Che cos’è il costo di acquisizione cliente hotel e perché non coincide con il costo di distribuzione
- Quali costi includere nel CAC dell’hotel
- Come calcolare CAC e costo di acquisizione per prenotazione e per canale
- Come attribuire i costi condivisi senza falsare il risultato
- Come usare il costo di acquisizione nelle decisioni commerciali
Quanto costa acquisire un cliente per il tuo hotel? La risposta sembra semplice quando osservi una campagna pubblicitaria, una commissione o il costo generato da una singola conversione.
Diventa molto più complessa quando provi a mettere insieme advertising, SEO, contenuti, CRM, personale commerciale, agenzie, tecnologia e attività sales che concorrono alla generazione della domanda.
Per questo il costo di acquisizione cliente è una delle metriche da integrare nella performance commerciale hotel: come leggere ricavi, costi e qualità delle vendite.
Sapere quanto fatturi non basta, perché devi anche comprendere quanto hai investito per generare quei clienti e se il valore prodotto giustifica l’investimento necessario ad acquisirli.
Lo stesso ragionamento appartiene al più ampio sistema commerciale dell’hotel per aumentare vendite, ricavi e marginalità.
Una strategia commerciale efficace non punta semplicemente a produrre più prenotazioni, ma cerca di costruire un equilibrio sostenibile tra costo necessario a generare domanda, valore delle vendite e margine che rimane all’hotel.
In questo articolo utilizzerò il termine CAC, Customer Acquisition Cost, per indicare il costo di acquisizione del nuovo cliente, e lo distinguerò dal costo per prenotazione, dal CPA delle singole campagne e dal costo di distribuzione.
Si tratta di una distinzione concettuale estremamente importante, perché nella pratica alberghiera queste metriche vengono spesso utilizzate come se fossero equivalenti, mentre rispondono a domande diverse.
Se spendi 5.000 euro in una campagna e ottieni 100 prenotazioni, hai una prima misura del costo delle conversioni generate. Ma se una parte di quelle prenotazioni appartiene a clienti già acquisiti, non puoi automaticamente affermare di aver acquisito 100 nuovi clienti.
Allo stesso modo, se consideri soltanto la spesa pubblicitaria e ignori agenzia, tecnologia o personale dedicato all’acquisizione, stai misurando soltanto una parte dell’investimento.
L’obiettivo è quindi arrivare a una lettura sufficientemente rigorosa da permetterti di confrontare periodi, attività e canali senza creare una precisione apparente che i dati non possono realmente sostenere.
Che cos’è il costo di acquisizione cliente hotel e perché non coincide con il costo di distribuzione
Il costo di acquisizione di un cliente misura l’investimento sostenuto per portare un nuovo cliente fino alla prenotazione. Può includere le attività di marketing, commerciali e tecnologiche che contribuiscono alla generazione della domanda, ma non deve essere confuso con qualsiasi costo collegato alla vendita.
Costo di distribuzione e costo di acquisizione misurano due fenomeni diversi
Nell’approfondimento sul costo di distribuzione hotel: come calcolare commissioni, fee e tecnologia per canale il problema è capire quanto costa rendere disponibile, distribuire e processare una prenotazione attraverso un determinato canale.
Parliamo quindi, per esempio, di commissioni OTA, fee transazionali, costi di pagamento, booking engine o quote della tecnologia distributiva.
Il costo di acquisizione risponde invece a una domanda differente: quanto ho investito per generare il cliente che effettua quella prenotazione? Entrano quindi in gioco attività come:
- advertising
- metasearch a pagamento
- SEO
- contenuti
- CRM
- email marketing
- attività sales
- fiere e workshop
- personale marketing e commerciale
- agenzie e consulenti
- strumenti tecnologici utilizzati per generare e coltivare la domanda
Le due metriche possono successivamente essere sommate quando vuoi conoscere il costo commerciale complessivo della vendita, ma è utile mantenerle separate durante l’analisi.
Se una prenotazione diretta presenta un basso costo distributivo ma richiede un investimento pubblicitario molto elevato, il problema non è la distribuzione, ma l’acquisizione.
CAC, costo per prenotazione e CPA non sono la stessa cosa
Supponiamo che in un trimestre tu sostenga 12.000 euro di costi attribuibili all’acquisizione e ottenga 400 prenotazioni. Il costo medio per prenotazione sarà: 12.000 / 400 = 30 euro.
Ma immagina che le 400 prenotazioni appartengano a 320 clienti e che soltanto 240 siano nuovi clienti. Il CAC sarà: 12.000 / 240 = 50 euro per nuovo cliente.
Sono due risultati diversi perché rispondono a domande differenti. Il costo per prenotazione ti aiuta a capire quanto investimento è necessario per produrre una conversione, mentre il CAC ti dice quanto costa realmente aggiungere un nuovo cliente alla base dell’hotel.
Anche il CPA, Cost per Acquisition o Cost per Action utilizzato nelle campagne digitali, deve essere interpretato con attenzione.
Se investi 2.000 euro in Google Ads e generi 50 prenotazioni attribuite alla campagna, il CPA pubblicitario è 40 euro. Ma questo valore non comprende necessariamente agenzia, CRM, contenuti, tecnologia, personale o altre attività utilizzate per sostenere l’acquisizione.
Il CPA è quindi una metrica di campagna, mentre il CAC è una metrica economica più ampia.
Un repeat guest genera una prenotazione, ma non è un nuovo cliente acquisito
Questa distinzione diventa particolarmente importante nel settore alberghiero. Se un cliente soggiorna tre volte durante l’anno, l’hotel ha prodotto tre prenotazioni ma non ha acquisito tre nuovi clienti.
In questa situazione, il costo sostenuto per riportarlo in struttura appartiene più correttamente alla retention o alla riattivazione, non alla prima acquisizione.
Naturalmente, dal punto di vista gestionale può essere utile conoscere anche quanto costa generare ogni nuova prenotazione di un cliente già conosciuto. Ma non bisogna chiamare CAC qualsiasi costo associato a una conversione.
Questa distinzione permette anche di attribuire maggiore valore alla fidelizzazione. Se un cliente acquisito una prima volta continua a prenotare direttamente negli anni successivi, il costo iniziale può distribuirsi su un valore economico molto maggiore rispetto alla prima prenotazione.
Quali costi includere nel CAC dell’hotel
La difficoltà principale non sta nella formula del CAC, ma nella definizione del numeratore. Devi infatti decidere quali investimenti sono realmente finalizzati ad acquisire nuovi clienti e con quale criterio attribuirli alle prenotazioni generate.
Advertising, metasearch e campagne direttamente misurabili
Le attività paid sono normalmente le più semplici da attribuire. Se ad investi 3.000 euro in una campagna Google Hotel Ads dedicata a una specifica offerta e riesci a ricondurre 60 nuove prenotazioni alla campagna, hai una relazione relativamente diretta tra investimento e risultato.
Lo stesso principio vale per molti investimenti in metasearch. Nell’articolo sui metasearch hotel: quando convengono e come valutarli approfondisco il ruolo di questi strumenti nella distribuzione e nell’acquisizione della domanda.
Anche Google Hotel Ads permette di osservare costi, conversioni e valore delle prenotazioni generate. Questi dati sono molto utili, ma rappresentano soprattutto l’efficienza della singola attività pubblicitaria. Per arrivare al CAC complessivo devi verificare se esistano altri costi necessari a sostenere quella stessa acquisizione.
SEO, contenuti e sito hanno un effetto meno immediato
L’attribuzione diventa più complessa quando il cliente arriva attraverso una ricerca organica, legge un contenuto, visita il sito più volte e successivamente prenota.
Non esiste una singola campagna alla quale attribuire l’intera vendita, eppure SEO, produzione di contenuti, ottimizzazione del sito e attività editoriali hanno richiesto un investimento. Considerare quel cliente “gratuito” sarebbe quindi una semplificazione.
La difficoltà è stabilire quale quota dell’investimento debba essere attribuita all’acquisizione nel periodo analizzato. Un progetto SEO può generare valore per anni, mentre una campagna paid interrompe normalmente i propri effetti quando smetti di finanziarla. La metodologia di attribuzione non può quindi essere identica.
In questi casi preferisco lavorare con criteri gestionali coerenti: costo annuale o trimestrale dell’attività, quota riferibile all’acquisizione e numero di nuovi clienti ragionevolmente attribuibili al canale organico. Non otterrai una precisione assoluta, ma avrai una metrica confrontabile nel tempo.
CRM, email marketing e fidelizzazione richiedono un confine chiaro
Il CRM può contribuire sia all’acquisizione sia alla retention. Una campagna rivolta a lead che non hanno mai soggiornato può avere una funzione di acquisizione, mentre una newsletter destinata a clienti che hanno già soggiornato lavora soprattutto sulla fidelizzazione.
Attribuire l’intero costo del CRM al CAC significa quindi confondere obiettivi differenti. Lo stesso criterio vale per l’email marketing, l’automazione e le attività di remarketing, perché devi chiederti quale quota dell’investimento è destinata a portare nuovi clienti e quale invece serve a far tornare clienti già acquisiti.
Personale commerciale, fiere e attività B2B
Per alcuni segmenti il costo di acquisizione non nasce principalmente dall’advertising digitale. Pensa ad esempio al segmento corporate, gruppi, MICE, tour operator o accordi commerciali. In questi casi possono pesare maggiormente:
- tempo del commerciale
- trasferte
- fiere
- workshop
- educational
- sales call
- strumenti CRM
- database
- attività di account management
Se un commerciale dedica una parte significativa del proprio tempo allo sviluppo di nuovi clienti corporate, quella quota di costo può essere trattata come investimento di acquisizione.
Non significa però che devi trasformare ogni ora di lavoro in una microattribuzione. È sufficiente utilizzare una base coerente, per esempio la percentuale di tempo dedicata alla new business acquisition rispetto alle altre attività.
Questa impostazione è particolarmente utile perché impedisce di confrontare il costo di acquisizione digitale con il B2B ignorando completamente il lavoro commerciale necessario per produrre contratti e convenzioni.
Se vuoi capire quanto ti costa realmente generare domanda e quali attività commerciali stanno creando valore, nei miei servizi di consulenza alberghiera per hotel e strutture ricettive analizzo canali, investimenti marketing, costi commerciali e marginalità per trasformare i dati di acquisizione in decisioni concrete.
Come calcolare CAC e costo di acquisizione per prenotazione e per canale
Una volta definito quali costi attribuire all’acquisizione, la formula del CAC è semplice. La difficoltà consiste nel mantenere coerenti numeratore, denominatore, periodo e perimetro.
La formula del CAC
La formula di base è: CAC = costi di acquisizione / nuovi clienti acquisiti. Supponiamo che in un trimestre l’hotel sostenga:
- 8.000 euro di advertising
- 3.000 euro di agenzia
- 2.000 euro di contenuti e SEO attribuiti al periodo
- 2.000 euro di strumenti e tecnologia marketing
- 5.000 euro di costo del personale attribuito alle attività di acquisizione
L’investimento complessivo è pari a 20.000 euro. Se durante lo stesso periodo l’hotel acquisisce 400 nuovi clienti, il CAC = 20.000 / 400 = 50 euro.
Il risultato che si ottiene significa che, mediamente, l’hotel ha investito 50 euro per acquisire ogni nuovo cliente. Da solo, però, il numero non ti dice se 50 euro siano tanti o pochi. Per capirlo devi confrontarlo con il valore che quei clienti generano.
Costo di acquisizione per prenotazione
Può essere utile affiancare al CAC il costo per prenotazione: costo di acquisizione per prenotazione = costi di acquisizione / prenotazioni generate.
Se gli stessi 20.000 euro hanno prodotto 500 prenotazioni: 20.000 / 500 = 40 euro per prenotazione.
Il dato è inferiore al CAC perché alcune prenotazioni possono provenire da clienti che hanno prenotato più di una volta o da clienti già acquisiti. Questa differenza non è un errore, ma è esattamente l’informazione che dobbiamo preservare.
Calcolare il CAC per canale
Il calcolo per canale richiede che i costi siano attribuibili in modo sufficientemente credibile. Supponiamo che una campagna paid direct produca 100 nuovi clienti e che i costi attribuiti alla campagna siano 6.000 euro.
In questo caso CAC direct paid: 6.000 / 100 = 60 euro.
Un’attività commerciale corporate può invece costare 12.000 euro e generare 40 nuovi clienti aziendali. CAC corporate: 12.000 / 40 = 300 euro.
Non devi concludere automaticamente che il secondo canale sia peggiore, perché un cliente corporate può produrre molte più room night, tornare regolarmente e generare valore per anni. Il costo deve essere letto insieme al potenziale economico del cliente.
Lo stesso vale quando confronti diretto, metasearch, advertising, attività commerciale o altre fonti di domanda. Il CAC costruisce una parte dell’informazione, ma non rappresenta ancora un giudizio completo sulla performance del canale.
CAC e fatturato generato
Può essere utile calcolare anche l’incidenza del costo di acquisizione sui ricavi attribuiti: incidenza costo acquisizione = costi acquisizione / ricavi attribuiti × 100.
Se spendi 10.000 euro per generare 100.000 euro di ricavi attribuiti, l’incidenza è pari al 10%. Anche questa percentuale deve però essere interpretata con cautela, perché un 10% su vendite caratterizzate da elevata marginalità può essere sostenibile, mentre lo stesso 10% su vendite con costi operativi molto elevati può esserlo molto meno.
È per questo che il CAC deve dialogare con la marginalità commerciale hotel: come misurare quanto resta davvero delle vendite. Il primo misura quanto hai investito per ottenere il cliente, mentre la seconda verifica quanto valore rimane dopo i costi direttamente necessari per acquisire e servire la vendita.
CAC e costo di distribuzione devono rimanere leggibili separatamente
Supponiamo che una prenotazione diretta generi: ricavo lordo 600 euro, costo distributivo 20 euro, e costo di acquisizione attribuito 60 euro.
Il costo commerciale complessivo prima dei costi variabili del soggiorno è 80 euro. È molto utile conoscere questo totale, ma altrettanto utile sapere che 20 euro appartengono alla distribuzione e 60 all’acquisizione. Se il costo aumenta nel tempo, potrai capire quale delle due componenti sia peggiorata.
Questa separazione rende molto più utile la successiva analisi della performance dei canali hotel: come confrontare quota, ADR netto e marginalità, che dovrà utilizzare le diverse componenti di costo insieme alla qualità della produzione generata.
Come attribuire i costi condivisi senza falsare il risultato
Il calcolo del CAC diventa realmente interessante quando lasciamo le campagne perfettamente tracciabili e iniziamo a lavorare con costi che contribuiscono a più canali, più clienti e più periodi.
Diretto organico non significa acquisizione gratuita
Immagina un cliente che cerca su Google il nome dell’hotel e prenota dal sito. Dal punto di vista dell’ultima interazione, potrebbe sembrare una prenotazione quasi gratuita.
Ma perché ha cercato il nome dell’hotel? Potrebbe averlo conosciuto attraverso una OTA, un articolo, Instagram, una campagna precedente, una recensione, un passaparola oppure perché aveva già soggiornato. È quindi pericoloso attribuire automaticamente CAC zero a tutto il traffico branded o organico.
Nell’articolo sulle prenotazioni dirette hotel: come aumentare il canale diretto senza dipendere dalle OTA approfondisco il ruolo strategico del diretto. Dal punto di vista del CAC, invece, serve distinguere almeno tra nuovo cliente organico, nuovo cliente generato da paid media e repeat guest. Sono tre situazioni economicamente differenti.
I modelli di attribuzione non ricostruiscono perfettamente il percorso del cliente
Il cliente alberghiero può entrare in contatto con l’hotel molte volte prima della prenotazione. Può vedere una OTA, visitare il sito, leggere recensioni, tornare attraverso Google, ricevere una campagna di remarketing e infine prenotare direttamente.
Attribuire tutto il valore all’ultimo click semplifica eccessivamente il percorso, mentre assegnarlo interamente alla prima interazione può essere altrettanto arbitrario.
Non serve necessariamente costruire modelli di attribuzione estremamente complessi, soprattutto in una struttura indipendente con volumi contenuti, ma è importante evitare di considerare il dato della piattaforma pubblicitaria come se rappresentasse automaticamente tutta la realtà economica.
L’obiettivo gestionale non è attribuire ogni euro con precisione assoluta, ma utilizzare lo stesso criterio nel tempo per capire se l’efficienza dell’acquisizione sta migliorando o peggiorando.
Come trattare personale, agenzie e tecnologia
Supponiamo che il reparto marketing e commerciale dell’hotel costi complessivamente 120.000 euro l’anno. Non puoi automaticamente inserirli tutti nel CAC, perché una parte del tempo può essere dedicata a:
- acquisizione di nuovi clienti
- retention
- comunicazione istituzionale
- gestione dei clienti esistenti
- amministrazione commerciale
- reporting
- attività operative
Se ritieni che il 40% delle risorse sia effettivamente rivolto alla nuova acquisizione, puoi attribuire al CAC una quota pari a 48.000 euro. Lo stesso criterio può essere applicato a un’agenzia o a una tecnologia utilizzata per più finalità.
Ciò che conta è documentare la logica e mantenerla stabile. Se modifichi continuamente il criterio di attribuzione, il confronto tra periodi perde significato.
Il CAC deve essere costruito sul periodo corretto
Un investimento e la relativa conversione possono non avvenire nello stesso momento. Una campagna corporate sostenuta a gennaio può produrre convenzioni e soggiorni nei mesi successivi; allo stesso modo, un progetto SEO realizzato quest’anno può generare clienti per diversi anni e una fiera può produrre opportunità che diventano contratti dopo mesi.
Il periodo di misurazione deve quindi essere coerente con il ciclo di acquisizione. Per attività digitali a risposta relativamente rapida può avere senso lavorare su base mensile o trimestrale, mentre per attività B2B, progetti SEO o iniziative di sviluppo commerciale è spesso più utile adottare finestre più lunghe.
Una lettura troppo breve rischia di sovrastimare il CAC delle attività che producono risultati nel tempo.
Il costo di acquisizione entra anche nello studio di fattibilità
La stessa logica diventa importante quando non stai analizzando un hotel già operativo, ma devi costruire le ipotesi commerciali di un nuovo progetto. In quel caso non disponi ancora del CAC reale, ma devi stimarlo.
Devi chiederti quali mercati raggiungerai, quali canali utilizzerai, quale quota di domanda arriverà direttamente, quali investimenti marketing saranno necessari e quale struttura commerciale dovrà sostenere il progetto.
Il tema si collega all’approfondimento sui canali di vendita dell’hotel: quanto incidono OTA e commissioni sulla fattibilità, ma il CAC aggiunge un livello ulteriore: non soltanto quanto costerà distribuire le camere, ma quanto investimento servirà per creare la domanda necessaria a raggiungere le ipotesi di occupazione e fatturato.
Se stai valutando una nuova apertura, un’acquisizione, una riconversione o un riposizionamento, nei miei studi di fattibilità per hotel integro nelle proiezioni anche distribuzione, investimenti commerciali e costi di acquisizione, per verificare se i ricavi previsti siano sostenuti da una strategia di domanda realistica e da costi coerenti con il modello economico.
Come usare il costo di acquisizione nelle decisioni commerciali
Il CAC diventa utile soltanto quando viene collegato al valore generato. Dire che acquisire un cliente costa 40, 80 o 200 euro non consente, da solo, di stabilire se l’investimento sia corretto.
Non esiste un CAC ideale valido per tutti gli hotel
Un CAC di 80 euro può essere insostenibile per una prenotazione da 150 euro e perfettamente ragionevole per un soggiorno da 1.500 euro. Ecco perché il confronto deve considerare almeno:
- valore della prenotazione
- durata del soggiorno
- ADR
- ricavi accessori
- marginalità
- possibilità di ritorno
- costo distributivo
- stagione nella quale la domanda viene prodotta
Anche l’approfondimento dedicato al fatturato hotel: come capire se la crescita dei ricavi sta creando valore mostra perché non sia sufficiente osservare la crescita dei ricavi in valore assoluto.
Lo stesso principio vale per l’acquisizione: più clienti non significa automaticamente migliore performance se il costo necessario per generarli cresce più rapidamente del valore prodotto.
Un CAC elevato può essere sostenibile se il cliente vale nel tempo
Supponiamo che acquisire un nuovo cliente costi 100 euro. Se quel cliente genera una sola prenotazione da 250 euro con una marginalità modesta, il costo potrebbe essere problematico.
Se invece genera una prima prenotazione da 700 euro, torna due volte nei successivi tre anni e prenota successivamente in modo diretto, i 100 euro iniziali assumono un significato completamente diverso.
Qui entra in gioco il concetto di Customer Lifetime Value, o Guest Lifetime Value, che è il valore prodotto dal cliente lungo l’intera relazione con l’hotel.
Non serve trasformare ogni decisione in un complesso modello di lifetime value, ma è importante ricordare che il CAC misura un investimento iniziale, mentre il cliente può generare valore più volte. Questo è uno dei motivi per cui la fidelizzazione modifica profondamente l’economia dell’acquisizione.
Un CAC basso non è sempre un buon risultato
Può sembrare controintuitivo, ma minimizzare il CAC non dovrebbe essere l’obiettivo assoluto. Potresti ridurre drasticamente l’investimento marketing e ottenere soltanto clienti già vicini alla conversione, rinunciando a entrare in nuovi mercati o a sviluppare domanda incrementale.
Allo stesso modo, un canale con CAC più elevato potrebbe portare clienti con:
- soggiorni più lunghi
- maggiore spesa totale
- minore cancellazione
- migliore repeat rate
- maggiore marginalità
La domanda corretta non è quindi “qual è il canale con il CAC più basso?”, ma “quale valore ottengo per il costo che sostengo?”.
È proprio il passaggio che ho sviluppato nell’articolo sulla performance dei canali hotel: come confrontare quota, ADR netto e marginalità.
Il CAC deve essere monitorato nel tempo
Il dato diventa particolarmente utile quando costruisci una serie storica. Se il CAC direct paid passa da 45 a 70 euro, devi infatti capire se:
- è aumentato il costo advertising
- è diminuito il tasso di conversione
- sono aumentati i costi di agenzia
- è peggiorata la qualità del traffico
- è cambiato il valore medio delle prenotazioni
- stai cercando di raggiungere nuovi mercati più costosi
Allo stesso modo, se il CAC diminuisce, devi capire se il miglioramento sia reale oppure se stai attribuendo meno costi alla metrica. Per questo motivo la coerenza metodologica conta quasi quanto il valore assoluto.
Dal CAC alla performance commerciale complessiva
Il CAC acquista davvero valore quando smetti di leggerlo come una metrica isolata e inizi a collegarlo agli altri indicatori della performance commerciale dell’hotel.
Il fatturato ti dice quanto hai venduto, la marginalità commerciale quanto valore rimane dopo i costi direttamente collegati alla vendita, il costo di distribuzione quanto spendi per far transitare e processare la prenotazione, mentre il CAC misura l’investimento necessario per acquisire il cliente.
Questi dati, presi singolarmente, descrivono soltanto una parte del risultato. Per capire realmente la qualità dei diversi canali devi metterli in relazione tra loro.
Non basta sapere che Booking.com produce il 30% delle camere, che il sito diretto presenta un CAC di 50 euro oppure che acquisire un nuovo cliente corporate costa mediamente 300 euro, perché devi capire quale ADR netto produce ogni fonte di domanda, quanto incidono cancellazioni e costi distributivi, quale durata media del soggiorno genera e soprattutto quale marginalità rimane all’hotel.
È in questo passaggio che il costo di acquisizione smette di essere soltanto una metrica di marketing e diventa uno strumento di gestione commerciale.
Un canale apparentemente costoso può essere conveniente se porta clienti con soggiorni più lunghi, maggiore valore della prenotazione o una buona probabilità di ritorno. Al contrario, un CAC basso può essere poco significativo se la domanda generata presenta ricavi contenuti, cancellazioni elevate o una marginalità insufficiente.
Se vuoi approfondire come integrare costi di acquisizione, distribuzione, pricing e marginalità nelle decisioni quotidiane, nel mio corso Revenue Management hotel avanzato ti insegno ad usare operativamente i dati per valutare domanda, canali e qualità economica delle vendite.
È quindi importante mantenere distinti i diversi livelli di analisi. Il costo di distribuzione misura quanto costa far transitare la prenotazione, il costo per prenotazione indica quanto investimento di acquisizione corrisponde mediamente a ogni conversione, il CPA permette di valutare l’efficienza di una specifica campagna o attività, mentre il CAC, in senso più rigoroso, misura quanto costa acquisire un nuovo cliente.
Tenere separate queste metriche ti permette di capire dove viene realmente assorbito valore e di intervenire sul problema corretto.
Se aumenta il costo distributivo, devi analizzare canali e infrastruttura tecnologica, mentre se cresce il CAC, devi verificare marketing, sales e capacità di conversione. Se entrambi rimangono sotto controllo ma la marginalità peggiora, il problema può trovarsi nel prezzo, nel mix della domanda o nei costi necessari a servire la vendita.
L’obiettivo non è quindi portare il CAC al valore più basso possibile, ma acquisire clienti a un costo coerente con il valore che generano, con la marginalità delle loro prenotazioni e con la possibilità di trasformare la prima vendita in una relazione economicamente sostenibile nel tempo.
© Federico Belloni (tutti i diritti riservati)