Cosa troverai in questo articolo sul club di prodotto alberghiero:
- Che cos’è un club di prodotto alberghiero e che cosa deve realmente aggregare
- Quando aggregare più hotel crea realmente valore
- Quali condizioni devono esistere perché il club di prodotto sia sostenibile
- Quando un club di prodotto non funziona
- Come capire se il club sta generando domanda e vendite aggiuntive
Un club di prodotto alberghiero nasce quando più hotel o strutture ricettive decidono di aggregare una parte della propria offerta intorno a un segmento specifico, con l’obiettivo di presentarsi al mercato in modo più riconoscibile e sviluppare una capacità commerciale che ciascun operatore, individualmente, potrebbe avere maggiore difficoltà a costruire.
Bike hotel, family hotel, strutture outdoor, pet friendly hotel, wellness, wedding e MICE hotel sono esempi di specializzazioni attraverso cui una struttura ricettiva può costruire un’offerta più coerente con uno specifico segmento di domanda e che, quando esistono interessi e standard condivisi tra più strutture, possono diventare la base per un club di prodotto alberghiero.
Il punto, però, non è mettere insieme strutture che utilizzano la stessa etichetta, ma capire se esiste effettivamente una domanda sufficientemente definita, se gli hotel sono realmente coerenti con i suoi bisogni e se l’aggregazione produce un vantaggio concreto rispetto all’azione individuale.
Per questo la valutazione deve partire dalla segmentazione della domanda hotel: come scegliere segmenti, mercati e business mix. Prima di chiedersi se convenga creare un club di prodotto bisogna infatti sapere quale domanda si vuole presidiare, quanto è accessibile, quando viaggia, quali servizi richiede e quale valore può generare.
Questa scelta si inserisce nel più ampio sistema commerciale dell’hotel per aumentare vendite, ricavi e marginalità, perché un club di prodotto non dovrebbe nascere come iniziativa promozionale isolata, ma come strumento attraverso cui più operatori cercano di rendere più forte la propria capacità di attrarre e convertire una domanda precisa.
La domanda da porsi, quindi, non è semplicemente “possiamo creare un club di prodotto?”, ma “l’aggregazione rende l’offerta più rilevante, riconoscibile e vendibile rispetto a quello che ciascun hotel potrebbe fare da solo?”.
Che cos’è un club di prodotto alberghiero e che cosa deve realmente aggregare
Un club di prodotto alberghiero non è semplicemente un insieme di hotel che decidono di utilizzare un marchio comune.
L’aggregazione produce valore quando mette insieme strutture capaci di rispondere in modo coerente alle esigenze di uno stesso segmento e rende questa coerenza riconoscibile dal mercato.
È quindi utile distinguere tra aggregazione formale e aggregazione di prodotto. Nel primo caso esiste un gruppo di imprese, magari accomunate dalla stessa destinazione, da un’associazione o da un’iniziativa promozionale.
Nel secondo esiste qualcosa di più preciso: gli hotel condividono una promessa verso uno specifico cliente e sono in grado di sostenerla attraverso un livello minimo comune di prodotto, servizi e competenze.
Il punto di partenza è il segmento, non il marchio
Uno degli errori più frequenti consiste nel partire dal contenitore. Si sceglie un nome, si costruisce un logo, si realizza un sito e soltanto successivamente si cerca di capire che cosa accomuni realmente gli aderenti.
Il percorso dovrebbe essere inverso, perché prima bisogna comprendere quale domanda si vuole attrarre. Un club rivolto genericamente al “turista leisure” avrebbe poco significato, perché la domanda leisure hotel comprende motivazioni, comportamenti e bisogni molto differenti.
Una famiglia con bambini, un cicloturista, una coppia interessata al wellness e un viaggiatore che sceglie una destinazione per praticare trekking appartengono tutti alla domanda leisure, ma valutano l’hotel attraverso criteri diversi.
Perché il club abbia valore bisogna quindi restringere il campo abbastanza da rendere riconoscibile una promessa.
Questo non significa necessariamente costruire micro-nicchie estreme, ma individuare un segmento sufficientemente omogeneo perché gli hotel possano organizzare parte del prodotto intorno alle sue esigenze. Lo stesso principio vale anche fuori dal leisure.
Un’aggregazione potrebbe riguardare il MICE, determinate tipologie di gruppi o altre forme di domanda, purché esista una necessità concreta che l’offerta collettiva riesca a soddisfare meglio rispetto alle strutture prese singolarmente.
Un club di prodotto non sostituisce la specializzazione dell’hotel
L’aggregazione non risolve la mancanza di posizionamento delle singole strutture. Se un hotel aderisce a un club bike ma non dispone di servizi, organizzazione e proposta coerenti con il cicloturista, il marchio condiviso non trasforma automaticamente quella struttura in un bike hotel credibile.
Lo stesso accade con family, wellness, pet friendly o qualsiasi altra specializzazione. Per questo motivo la capacità di definire il target dell’hotel deve essere un passaggio precedente. Il club può rafforzare una specializzazione già presente o che la struttura è realmente disponibile a sviluppare, ma non può sostituirla.
Il valore nasce quando l’identità delle singole strutture e la promessa collettiva si rafforzano reciprocamente. Ogni hotel conserva la propria personalità, mentre il club offre al cliente un criterio ulteriore di scelta: la garanzia che le strutture appartenenti alla rete siano state selezionate perché realmente coerenti con le esigenze di quel segmento.
Quando aggregare più hotel crea realmente valore
L’idea che “unirsi fa la forza” è intuitiva, ma non è sufficiente per giustificare la nascita di un club di prodotto. L’aggregazione ha infatti senso soltanto quando produce un vantaggio che le singole strutture avrebbero difficoltà a ottenere autonomamente. Uno degli elementi più importanti è la massa critica.
La massa critica rende l’offerta più visibile e più vendibile
Un hotel indipendente può avere un buon prodotto, ma risorse commerciali e di marketing limitate. Può disporre di poche camere, di un budget ridotto, di una presenza debole sui mercati internazionali oppure di un’offerta che, isolatamente, non riesce a rappresentare tutta l’esperienza ricercata dal cliente.
Un club può modificare questa condizione perché più strutture coerenti possono generare:
- un numero maggiore di camere disponibili
- una copertura territoriale più ampia
- più servizi complementari
- un budget condiviso
- maggiore capacità promozionale
- maggiore continuità nella comunicazione
- maggiore interesse per intermediari e partner
- maggiore riconoscibilità nei confronti del segmento
La massa critica non deve però essere confusa con il numero degli aderenti. Dieci hotel poco coerenti possono produrre un’offerta più debole di quattro strutture molto specializzate. Il criterio corretto è chiedersi se l’insieme diventi più competitivo della somma delle singole parti.
L’aggregazione può rendere più comprensibile l’offerta
Un secondo vantaggio riguarda il posizionamento. In molte destinazioni esistono strutture potenzialmente adatte a specifici segmenti, ma il cliente fatica a riconoscerle.
Un cicloturista potrebbe trovare decine di hotel, senza sapere quali dispongano realmente di deposito bici, officina, servizi di lavanderia, colazione adeguata, informazioni sui percorsi o partnership con guide e noleggi.
Una famiglia può trovare una grande quantità di strutture genericamente “family friendly”, senza riuscire a distinguere quelle realmente progettate per le esigenze di genitori e bambini.
Il club può ridurre questa incertezza. Quando la promessa è chiara e credibile, il marchio collettivo diventa una scorciatoia informativa perché aiuta il cliente a capire che gli aderenti possiedono caratteristiche coerenti con ciò che sta cercando.
Il beneficio non deriva quindi soltanto dalla maggiore visibilità, ma dalla capacità di rendere l’offerta più facile da comprendere e confrontare.
Un club può sviluppare domanda che il singolo hotel faticherebbe a raggiungere
L’aggregazione diventa particolarmente interessante quando consente di accedere a mercati, partner o iniziative commerciali difficili da sostenere individualmente.
Partecipare a eventi, fiere, workshop, campagne digitali, attività di PR o iniziative sui mercati esteri richiede risorse spesso molto rilevanti, e una singola struttura potrebbe non avere un budget sufficiente oppure non rappresentare un’offerta abbastanza ampia per interessare determinati interlocutori.
Un insieme di hotel può invece diventare più significativo. Lo stesso concetto vale per la costruzione di partnership territoriali: guide, operatori esperienziali, noleggi, impianti sportivi, produttori locali e altri soggetti possono contribuire a trasformare la semplice ricettività in un prodotto più completo.
Questo aspetto si collega direttamente al business mix hotel: come combinare i segmenti per stabilizzare ricavi e marginalità, perché non tutti i segmenti devono necessariamente essere sviluppati soltanto attraverso le capacità interne della struttura.
In alcuni casi una componente del mix può essere rafforzata proprio grazie alla collaborazione con altri operatori. Un club, tuttavia, non dovrebbe diventare un modo per delegare la propria strategia commerciale.
Ogni hotel deve continuare ad avere obiettivi, priorità e una propria strategia commerciale hotel. L’aggregazione aggiunge una leva, non sostituisce il lavoro commerciale della struttura.
Se stai valutando come sviluppare nuovi segmenti di domanda, rafforzare il posizionamento o costruire una strategia commerciale più coerente con il potenziale della tua struttura, puoi approfondire i miei servizi di consulenza alberghiera per hotel e strutture ricettive, pensati per trasformare analisi di mercato, prodotto e obiettivi economici in scelte strategiche e operative.
Quali condizioni devono esistere perché il club di prodotto sia sostenibile
La possibilità teorica di aggregare più hotel non significa che il progetto alla base del club di prodotto sia economicamente o strategicamente sensato. Prima di definire e costruire l’aggregazione bisogna verificare che esistano alcune condizioni fondamentali.
Deve esistere una domanda realmente identificabile
La prima condizione è la più importante. Il segmento non può essere costruito soltanto sulla base dell’offerta disponibile.
Avere molti hotel con deposito bici non dimostra automaticamente l’esistenza di una domanda cicloturistica sufficientemente interessante, così come avere strutture con camere familiari non significa che il mercato family possa sostenere una nuova iniziativa aggregata. Bisogna partire dalla domanda:
- quanto è grande
- da quali mercati proviene
- quando viaggia
- quanto soggiorna
- quali servizi considera determinanti
- quali alternative possiede
- quanto è disposto a spendere
- attraverso quali canali cerca e acquista
La presenza di domanda deve inoltre essere confrontata con gli obiettivi economici. Un segmento può essere interessante in termini assoluti ma poco utile per gli hotel se concentra i soggiorni negli stessi periodi nei quali la destinazione raggiunge già occupazioni molto elevate.
Al contrario, un segmento quantitativamente più piccolo può avere un valore strategico importante se genera pernottamenti nei periodi deboli.
L’approfondimento sulla domanda in bassa stagione hotel analizza proprio come valutare le opportunità nei periodi nei quali la struttura ha maggiore necessità di costruire occupazione.
Gli aderenti devono essere realmente coerenti con la promessa
La seconda condizione riguarda la qualità dell’offerta. Un club di prodotto alberghiero perde rapidamente credibilità se il cliente scopre che strutture appartenenti allo stesso progetto offrono livelli di esperienza profondamente differenti.
Questo non significa che tutti gli hotel debbano essere uguali, perché possono avere categorie, dimensioni, stili e posizionamenti differenti.
Devono però rispettare ciò che il club promette rispetto al segmento. Gli standard comuni servono proprio a non uniformare completamente le strutture, ma a garantire gli elementi essenziali sui quali si basa la scelta del cliente.
Un club orientato all’offerta outdoor potrebbe aggregare alberghi molto diversi tra loro, ma tutti dovrebbero essere concretamente in grado di soddisfare gli aspetti determinanti per quel tipo di soggiorno. Lo stesso principio vale per family, bike, pet, wellness, MICE o altri segmenti.
Gli interessi degli aderenti devono essere sufficientemente convergenti
La terza condizione è meno visibile al cliente, ma decisiva per la sostenibilità del progetto. Gli hotel devono avere una ragione concreta per collaborare.
Se alcuni aderenti vogliono generare vendite, altri cercano soltanto visibilità, altri ancora partecipano perché l’iniziativa è finanziata da un ente, il rischio di divergenza aumenta.
Anche il diverso livello di coinvolgimento può diventare un problema, perché un club di prodotto nel quale pochi operatori investono tempo e risorse mentre gli altri attendono passivamente i risultati tende a perdere efficacia.
Per questo, prima ancora di discutere gli strumenti, bisogna verificare che esistano obiettivi compatibili, una disponibilità reale alla collaborazione e una percezione condivisa del valore che il progetto dovrebbe creare.
La governance, il disciplinare, le regole di adesione e il modello economico diventano strumenti necessari per trasformare questa convergenza in una struttura operativa, ma il loro sviluppo appartiene alla fase di progettazione del club.
Se stai valutando la creazione di una rete di hotel orientata a uno specifico segmento, la mia consulenza per la definizione, creazione e sviluppo di club di prodotto parte proprio dalla verifica di domanda potenziale, massa critica, coerenza degli aderenti e sostenibilità del progetto, prima di passare alla costruzione operativa dell’aggregazione.
Quando un club di prodotto non funziona
Valutare un club di prodotto significa anche riconoscere i casi nei quali l’aggregazione rischia di creare più complessità che valore. Non tutte le destinazioni hanno bisogno di un club e non tutti i segmenti giustificano una struttura collettiva.
Quando il progetto è soltanto promozionale
Il primo segnale di debolezza appare quando il club nasce quasi esclusivamente per creare un marchio, un sito o una campagna. La comunicazione può amplificare un prodotto esistente, ma difficilmente può compensare la sua assenza.
Se gli hotel non condividono caratteristiche realmente rilevanti per il cliente, l’aggregazione rimane una vetrina, perché può generare traffico, ma non necessariamente una preferenza.
Nel lungo periodo questo problema diventa ancora più evidente, perché il cliente confronta la promessa con l’esperienza reale.
Se il marchio dichiara una specializzazione che alcune strutture non riescono a mantenere, la debolezza di un aderente può riflettersi sulla reputazione dell’intero club.
Quando il segmento è troppo generico
Un secondo problema riguarda l’ampiezza del target. Creare un club di prodotto rivolto indistintamente a “famiglie”, “sportivi” o “clienti leisure” può produrre una promessa troppo vaga per differenziare realmente l’offerta.
Più il segmento è ampio, maggiore diventa il rischio che le strutture abbiano caratteristiche, bisogni e clienti troppo differenti per essere rappresentati da uno stesso posizionamento.
La segmentazione deve quindi essere abbastanza precisa da permettere una proposta riconoscibile. Non serve costruire categorie artificialmente ristrette, ma bisogna arrivare al punto nel quale il cliente comprenda perché dovrebbe considerare quel club invece di cercare genericamente un hotel nella destinazione.
Quando manca la massa critica
Anche un ottimo concetto può essere debole se il numero e la distribuzione delle strutture non sono sufficienti. La massa critica deve essere valutata rispetto all’obiettivo del club di prodotto.
Se il club vuole diventare rilevante per un tour operator, per un mercato estero o per una campagna importante, deve offrire capacità, continuità e varietà sufficienti.
Tre piccoli hotel possono essere adeguati per un progetto molto focalizzato e locale, ma insufficienti per un’iniziativa che ambisce a sviluppare una forte presenza commerciale internazionale.
Il contrario è altrettanto vero: aumentare il numero degli aderenti soltanto per raggiungere una determinata dimensione può abbassare la coerenza qualitativa.
La crescita del club deve quindi migliorare il prodotto, non soltanto aumentare le quote associative o il numero dei loghi presenti sul sito.
Quando gli hotel si aspettano risultati senza modificare nulla
Un altro errore consiste nel considerare l’adesione al club di prodotto come un’attività esterna alla gestione dell’hotel.
Una struttura entra nel club ma continua a lavorare esattamente come prima, aspettandosi che il progetto generi automaticamente nuovi clienti. Questo atteggiamento riduce drasticamente il potenziale dell’aggregazione.
Se il club identifica un segmento strategico, gli aderenti devono essere disponibili a mantenere coerenti i servizi, la preparazione delle persone, la comunicazione e l’attività commerciale. L’appartenenza deve rafforzare ciò che l’hotel fa, non sostituirlo.
Lo stesso vale per le vendite. Un club può generare opportunità, contatti, visibilità e partnership, ma l’hotel deve continuare a lavorare sulla propria capacità di conversione, pricing e relazione con il cliente.
Come approfondisco nell’articolo su come aumentare le vendite dell’hotel senza svendere le camere, ottenere migliori performance di vendita non significa semplicemente aumentare il volume delle prenotazioni, perché bisogna verificare il valore, le condizioni e la marginalità della domanda acquisita.
Come capire se il club sta generando domanda e vendite aggiuntive
Un club di prodotto dovrebbe essere valutato con la stessa logica con cui l’hotel valuta qualsiasi investimento commerciale.
Il fatto che il progetto produca contenuti, partecipi a fiere o generi visibilità non dimostra da solo che stia creando valore. Bisogna distinguere attività, risultati intermedi e risultati economici.
Visibilità e traffico sono soltanto il primo livello
Indicatori come:
- traffico al sito
- visibilità sui social
- copertura delle campagne
- presenza sui media
- follower
- partecipazione a eventi
possono essere utili per capire se il club sta raggiungendo il mercato. Non dicono però se quella visibilità stia generando domanda concreta. Per questo devono essere collegati a indicatori più vicini alla vendita:
- richieste ricevute
- lead qualificati
- click verso gli hotel
- prenotazioni generate
- partnership attivate
- contatti commerciali
- produzione attraverso intermediari
- conversioni attribuibili alle attività del club
Il problema dell’attribuzione non è sempre semplice. Il cliente può scoprire una struttura attraverso il club e successivamente prenotare direttamente sul sito dell’hotel. Oppure può incontrare il marchio in una campagna e convertire settimane dopo attraverso un altro canale.
La misurazione deve quindi essere sufficientemente rigorosa senza pretendere una precisione impossibile.
Il risultato deve essere letto anche per periodo e segmento
Il numero complessivo delle prenotazioni non è sufficiente perché un club di prodotto può generare molte room night ma concentrarle in periodi nei quali gli hotel avrebbero comunque venduto le camere. In questo caso il valore incrementale potrebbe essere limitato.
La valutazione diventa più interessante quando l’aggregazione:
- produce domanda nei periodi più deboli
- apre nuovi mercati
- aumenta la permanenza media
- permette di raggiungere clienti precedentemente poco accessibili
- rafforza il diretto
- genera ricavi accessori
- migliora la qualità del segmento acquisito
Questa lettura deve essere collegata al business mix hotel: come combinare i segmenti per stabilizzare ricavi e marginalità, perché il club non dovrebbe semplicemente aumentare la quota di un segmento: dovrebbe migliorare il contributo di quel segmento al risultato complessivo della struttura.
Se, per esempio, un club bike aumenta significativamente i soggiorni in primavera e autunno senza comprimere domanda più redditizia nei periodi di picco, il valore può essere molto superiore rispetto allo stesso numero di room night prodotto ad agosto.
Bisogna confrontare i risultati con le risorse investite
Il club genera anche costi, che sono costituiti dalle quote di partecipazione, dalle attività promozionali, dal tempo delle persone, dagli adeguamenti di prodotto, dalla formazione e dalla partecipazione alle iniziative. Queste voci di costo rappresentano risorse che gli aderenti devono sostenere.
La domanda corretta non è quindi soltanto: “quante prenotazioni abbiamo ottenuto?”, perché bisogna chiedersi: “quale valore aggiuntivo abbiamo generato rispetto alle risorse investite e rispetto a quello che avremmo potuto ottenere lavorando individualmente?”.
Questa domanda riporta il progetto al suo presupposto iniziale, e cioè che il club esiste perché l’aggregazione dovrebbe creare un vantaggio.
Se dopo un periodo ragionevole gli hotel non riescono a individuare un miglioramento tangibile in termini di domanda, posizionamento, opportunità commerciali o vendite, il modello implementato deve essere riesaminato.
Il vero valore del club è rendere il segmento più accessibile agli aderenti
Un buon club di prodotto non dovrebbe essere giudicato soltanto dalla notorietà del marchio collettivo, perché il risultato più importante è la capacità di rendere una determinata domanda più accessibile e più profittevole per gli hotel che ne fanno parte.
Questo può avvenire attraverso una maggiore riconoscibilità, un prodotto più coerente, una migliore capacità promozionale, partnership, accesso commerciale o massa critica.
Non è necessario che tutti questi vantaggi siano presenti contemporaneamente. È però fondamentale che l’aggregazione produca qualcosa che gli aderenti non avrebbero ottenuto, oppure avrebbero ottenuto con maggiore difficoltà e costi più elevati, agendo individualmente. È questo il criterio che separa un vero club di prodotto da una semplice rete promozionale.
Se vuoi valutare se un club di prodotto può essere sostenibile nel tuo territorio o trasformare un’aggregazione esistente in uno strumento più orientato alla domanda e alle vendite, puoi approfondire il mio servizio di consulenza per club di prodotto alberghieri e strutture ricettive, dedicato alla definizione del segmento, degli standard, della governance e del modello commerciale del progetto.
Un club di prodotto alberghiero, in definitiva, crea valore quando parte da una domanda reale e costruisce intorno a quella domanda un’offerta collettiva più forte di quella che le singole strutture potrebbero presentare autonomamente.
Non basta aggregare hotel, perché bisogna lavorare sulla coerenza, sulla capacità delle strutture aderenti, sulla qualità dell’offerta complessiva e sulla forza commerciale.
Quando queste condizioni esistono e sono tangibili, il club di prodotto può diventare uno strumento capace di migliorare il posizionamento, creare massa critica e rafforzare le vendite.
Quando invece prevalgono il marchio, la promozione o la ricerca di visibilità senza un prodotto realmente condiviso, il rischio è costruire un contenitore che il mercato fatica a riconoscere e gli stessi aderenti faticano a considerare strategico.
La scelta, quindi, deve precedere la progettazione: prima verificare se l’aggregazione può realmente generare valore, poi decidere come costruirla.
© Federico Belloni (tutti i diritti riservati)