Cosa troverai in questo articolo su come definire il target dell’hotel e il posizionamento:
- Perché definire il target dell’hotel è una scelta strategica, non un dettaglio di marketing
- Cosa succede quando un hotel cerca di parlare a tutti i clienti
- Come riconoscere se il target del tuo hotel è troppo generico o poco definito
- Da dove partire per definire il target dell’hotel in modo concreto
- Perché i segmenti target dell’hotel sono la base su cui costruire il posizionamento
Definire il target dell’hotel è il primo passo per costruire un posizionamento efficace. Infatti, quando provi a parlare a tutti, indebolisci la capacità di attrarre il cliente giusto, riduci la percezione di qualità e indebolisci il valore percepito del prezzo.
È da questa considerazione generale che conviene partire se vuoi lavorare in modo serio sul branding alberghiero: posizionamento, promessa e concept per distinguere un hotel, perché il brand non è solo immagine ma uno strumento di business.
Proprio per questo motivo, diventa utile approfondire anche perché il branding per hotel è uno strumento di business e non solo un tema legato alla comunicazione.
Molti hotel si raccontano al mercato come se dovessero risultare a tutti i costi attraenti per tutti. Per cercare di avere l’attenzione di una platea il più possibile estesa, usano formule ampie, rassicuranti, quasi sempre poco definite nella sostanza, come ad esempio: “ospitalità di qualità”, “comfort”, “relax”, “attenzione ai dettagli” ed “esperienza autentica”.
Il problema non è che questi termini siano sbagliati in assoluto, ma che, quando rappresentano il cuore del discorso, finiscono per non chiarire nulla e quindi non risultano davvero attrattivi.
Non spiegano a chi l’hotel si sta rivolgendo, quale bisogno vuole soddisfare meglio dei competitor, quali motivazioni vuole intercettare e quindi il perché la struttura dovrebbe essere scelta proprio da quel cliente e non da un altro.
Inoltre, non chiariscono perché un certo cliente dovrebbe scegliere proprio il tuo hotel e non una struttura competitor.
Questa confusione non resta solo nella comunicazione, perché riguarda anche le scelte commerciali, i canali, l’organizzazione del servizio, la costruzione dell’offerta e perfino il modo in cui l’hotel interpreta le tariffe che propone.
Definire con approssimazione un cliente target ideale, o non provarci nemmeno, rende più difficile per l’hotel capire quali segmenti abbiano davvero senso per la struttura, quali siano compatibili con la location dove sorge, con il prodotto, con la reputazione e con il livello di complessità operativa che può reggere con continuità.
Per questo motivo definire il target dell’hotel non è un esercizio cosmetico, ma una vera e propria scelta di direzione strategica prima che operativa.
Significa decidere quale cliente l’hotel vuole attrarre e soddisfare meglio, che tipo di aspettative vuole e può generare e quali promesse è più prudente ridimensionare o non fare affatto.
Quando questo approccio è sviluppato correttamente, il posizionamento diventa più leggibile, la proposta di valore più chiara e il prezzo richiesto viene percepito sempre di più come espressione del valore offerto, risultando quindi meno esposto alla pura comparazione.
Quando invece questo lavoro a monte non viene fatto, o viene fatto in modo troppo superficiale, l’hotel appare più vulnerabile, più comparabile e quindi intercambiabile, e quasi sempre costretto a rincorrere la domanda invece di poterla selezionare.
Perché definire il target dell’hotel è una scelta strategica, non un dettaglio di marketing
Scegliere il target dell’hotel è una questione a cui troppo spesso si pensa solo quando si tratta di costruire un sito web, una campagna pubblicitaria o una brochure.
Questo è uno dei motivi per cui molti albergatori la affrontano tardi, male o, nei casi migliori, in modo troppo superficiale.
Prima si pensa alle camere, ai servizi, al design, alla colazione, alle fotografie, al gestionale, ai canali di vendita. Solo dopo, eventualmente, ci si domanda per chi sia stata costruita davvero quell’offerta.
Eppure l’ordine corretto dovrebbe essere l’opposto. Prima bisogna capire e decidere quale domanda l’hotel vuole intercettare con maggiore decisione, poi si procede alla costruzione di una proposta coerente.
Solo a questo punto si pensa al modo migliore con cui comunicarla, venderla e mantenerla nel tempo. Quando la sequenza si inverte, il rischio molto concreto è di avere un hotel formalmente “in ordine” ma strategicamente poco leggibile.
La scelta del cliente target, in altre parole, non serve a restringere artificialmente il mercato potenziale dell’hotel, ma a chiarire quale parte del mercato vuole soddisfare con maggiore precisione e con quali vantaggi concreti e riconoscibili.
Ecco perché un hotel non perde forza competitiva perché sceglie il segmento con il quale vuole lavorare, ma quando non lo sceglie.
Una struttura che sa per chi è pensata prende decisioni migliori sulla definizione e sullo sviluppo del format e dei servizi, sul linguaggio e sul tono di voce da usare nei messaggi inviati attraverso specifici canali e sulle strategie di pricing.
Una struttura che non lo sa tende invece a sommare elementi eterogenei, a rincorrere richieste molto diverse e a presentarsi in modo troppo ampio per risultare davvero rilevante.
Il target dell’hotel non è un dettaglio di marketing, ma una scelta strategica che influenza il prodotto, la domanda, il prezzo e il posizionamento.
Il pubblico di riferimento chiarisce quali bisogni l’hotel sceglie di soddisfare
Quando parlo di cliente obiettivo, non mi riferisco solo all’età, alla provenienza geografica o alla fascia di capacità di spesa.
Sto parlando soprattutto di bisogni impliciti ed espliciti, del contesto e della motivazione di viaggio e di soggiorno, delle aspettative circa il tipo di esperienza cercata, della sensibilità al prezzo e del livello di servizio atteso. Sono questi aspetti che rendono il ragionamento sulla definizione del target realmente utile.
Un hotel che si rivolge soprattutto a coppie leisure in cerca di privacy, silenzio e qualità della permanenza non sta giocando la stessa partita di una struttura che invece lavora con le famiglie con bambini, di un business hotel orientato all’efficienza e alla flessibilità o di un albergo che punta a gruppi e piccoli eventi.
Le camere di questi alberghi, i loro spazi comuni e i servizi che mettono a disposizione (ristorante, bar, SPA e centro benessere) possono anche sembrare simili, ma la logica competitiva che devono adottare cambia radicalmente.
Questo succede perché sono diversi i criteri di scelta, il modo in cui viene percepito il prezzo, la tolleranza verso certi limiti e perfino il significato attribuito ai servizi accessori.
Per questa ragione la definizione del target non deve mai essere solo descrittiva, ma selettiva. Deve spingerti a scegliere quali esigenze vuoi presidiare meglio e quali, invece, non saranno il cuore del tuo progetto.
Un hotel che cerca di essere contemporaneamente romantico, family, business, active, premium e informal rischia di non essere davvero forte in nessuna di queste direzioni.
Ecco perché quando la scelta del target dell’hotel è chiara, anche la sua offerta diventa più facile da sviluppare correttamente e più semplice da leggere per i destinatari potenziali.
Il cliente capisce più in fretta se quell’hotel è adatto a lui, interpreta meglio il livello tariffario e non confronta “a caso” la sua proposta con alternative che non considera omogenee.
Scegliere il target significa già iniziare a specializzare l’offerta
C’è poi un passaggio importante che spesso viene sottovalutato. Definire il target non è solo un modo per “capire a chi parlare”, ma è già l’inizio di un percorso di differenziazione dell’offerta dell’hotel.
In altre parole, la selezione del target è uno dei primi atti concreti con cui l’hotel comincia a costruire la propria riconoscibilità sul mercato.
È il motivo per cui il ragionamento si collega in modo molto naturale a quello sulla specializzazione alberghiera: scegliere il target e differenziare l’offerta.
Un hotel che decide di soddisfare meglio un certo segmento non sta semplicemente cambiando linguaggio commerciale, perché inizia anche a stabilire quali standard avranno la priorità, quali servizi devono diventare centrali nello sviluppo dell’offerta, quali elementi dell’esperienza del cliente meritano un investimento specifico e quali invece possono restare secondari.
Qui va chiarito un punto spesso frainteso. Specializzarsi non vuol dire estremizzare il prodotto o trasformarlo in un format rigido e dedicato esclusivamente a uno specifico segmento. Significa, molto più concretamente, far sì che il cliente giusto riconosca con facilità che quell’hotel è stato pensato soprattutto per lui.
In alcuni casi questo percorso potrà dar vita anche a forme di tematizzazione alberghiera, ma questo eventuale passaggio arriva in un momento successivo. L’elemento a cui dare priorità assoluta resta sempre la chiarezza sulla scelta del target dell’hotel e sui bisogni che decide di soddisfare meglio.
Target, offerta e prezzo devono nascere insieme
Una delle illusioni più frequenti è pensare che prima si debba costruire il prodotto per poi decidere a quale target venderlo.
In realtà, il prodotto alberghiero e il target a cui è destinato dovrebbero dialogare fin dall’inizio. Questo vale sia per un hotel già esistente che vuole riposizionarsi, sia per un investimento ex novo, sia per una struttura da acquisire e rilanciare.
Se l’hotel non chiarisce quali segmenti obiettivo vuole soddisfare meglio, rischia di sovraccaricare la sua offerta con elementi poco coerenti, di spendere sullo sviluppo di servizi secondari e di restare vago proprio dove dovrebbe essere netto.
Lo stesso succede con la definizione del prezzo. Molti hotel ragionano sulla tariffa come se fosse un numero da “difendere”, ma il prezzo diventa molto più sostenibile quando il cliente capisce a quale esperienza si riferisce e per chi è stata pensata.
La questione è molto semplice. Il target non è un’etichetta da applicare alla fine, ma è una delle basi che determinano se il livello di prezzo dell’hotel sarà percepito come sensato, troppo alto o troppo confrontabile.
Un target ben definito rende più ordinata anche l’organizzazione interna, perché aiuta a capire quali standard contano davvero, quali rituali di servizio devono essere difesi e quali promesse devono trovare conferma nell’esperienza reale. In questo senso, target e operations non sono due mondi separati. Sono due facce della stessa coerenza.
Se stai lavorando su questa fase in chiave di riposizionamento, segmentazione della domanda e direzione competitiva della struttura, i miei progetti di marketing strategico ti aiutano a trasformare intuizioni sparse in una scelta di target e di mercato molto più chiara.
Cosa succede quando un hotel cerca di parlare a tutti i clienti
Per un hotel l’idea di poter parlare a tutti sembra rassicurante, perché dà alla proprietà e al management l’impressione di allargare il mercato, di non precludersi opportunità e di lasciare tutte le porte aperte. In realtà, molto spesso produce l’effetto opposto.
Un hotel che prova a risultare adatto alla generalità del mercato finisce per risultare meno riconoscibile, meno credibile e meno desiderabile per i clienti che potrebbero sceglierlo con maggiore convinzione.
Il problema non è solo linguistico, perché non si tratta soltanto di formulare headline vaghe o di scrivere testi generici sul sito.
Il problema è che l’indeterminatezza strategica si riflette sia sugli aspetti di comunicazione sia su quelli organizzativi e gestionali: sulle immagini, sui pacchetti, sulla gestione dei servizi, sulle aspettative che si generano, sulla qualità delle richieste ricevute e sul tipo di confronto competitivo in cui l’hotel si ritrova coinvolto.
Quando il mercato non capisce bene per chi è pensato l’hotel, tende a classificarlo in modo troppo semplificato. Lo confronta sul prezzo, sulla posizione o su una generica qualità percepita. Ed è proprio lì che la percezione di differenziazione si indebolisce di più.
Un hotel che parla a tutti non amplia davvero il proprio appeal. Più spesso diluisce la propria forza competitiva.
Il messaggio diventa generico e intercambiabile
La prima conseguenza è che il messaggio perde intensità. Se provi a inserire nel racconto dell’hotel tutti i possibili benefici per tutti i possibili clienti, il risultato quasi inevitabile è una comunicazione troppo ampia, magari anche corretta, ma sicuramente poco incisiva.
Il sito elenca dotazioni, mostra ambienti gradevoli, usa parole generalmente positive, ma non chiarisce quale esperienza distintiva stia offrendo e a chi.
Questa è una delle ragioni per cui molti hotel sembrano assomigliarsi più di quanto dovrebbero. Non perché siano davvero uguali, ma perché si descrivono attraverso formule troppo simili.
A quel punto il cliente fatica a trovare un criterio di scelta chiaro e torna a usare quello più semplice: il prezzo, oppure la posizione, oppure il confronto meccanico tra recensioni e servizi offerti.
Questo passaggio si collega direttamente al posizionamento brand hotel: come definire un messaggio chiaro e distintivo.
Se non hai definito con precisione il segmento target dell’hotel, il messaggio che invia non potrà essere davvero nitido, perché mancherà il riferimento principale rispetto al quale selezionare i benefici concreti, le prove e il tono della comunicazione.
A monte c’è sempre lo stesso problema: l’hotel prova a dire troppe cose insieme e finisce per non farne percepire bene nessuna.
È in questo punto che il linguaggio smette di aiutare il business e comincia a nascondere l’indecisione strategica.
Anche la promessa di brand si allarga troppo
Quando il target è poco definito, non diventa generica solo la comunicazione, ma si allarga anche la promessa di brand che l’hotel lascia intuire al mercato.
L’ospite comincia a immaginare un’esperienza più ampia, più universale e più adatta a molte esigenze diverse. Ma proprio questa apparente ampiezza aumenta il rischio di delusione diffusa.
Se un hotel cerca di risultare perfetto per coppie, famiglie, clienti business, sportivi, pet lovers e ospiti in cerca di relax totale, sta implicitamente promettendo una flessibilità molto maggiore di quella che nella realtà potrà mantenere con continuità.
È vero che alcuni clienti si sentiranno attratti da questa promessa, ma è altrettanto vero che molti di questi arriveranno con aspettative sbagliate o troppo ottimistiche. Ed è così che si apre una naturale discrepanza tra ciò che il cliente si immagina di ricevere e ciò che l’hotel riesce davvero a consegnare.
Qui conviene richiamare anche l’approfondimento dedicato alla promessa di brand hotel: reputazione, prezzo e coerenza.
Una promessa di brand solida non è quella che cerca di rassicurare chiunque, ma quella che rende molto chiaro cosa il target dell’hotel può aspettare davvero.
Più la scelta del target è precisa, più la promessa di brand dell’hotel risulta naturalmente credibile. Al contrario, più il cliente obiettivo è vago, più la promessa tende a gonfiarsi.
Quando un hotel parla a tutti, il rischio non è solo sembrare generico, ma anche generare aspettative troppo alte e quindi più difficili da mantenere.
Anche la domanda si sporca: più richieste, meno coerenza
Il terzo problema che ha un hotel che cerca di parlare a tutti riguarda la qualità della domanda che attrae. Un hotel che si presenta in modo indistinto attira spesso richieste molto eterogenee, poco allineate e difficili da filtrare.
Arrivano lead che cercano cose molto diverse tra loro, con aspettative anche incompatibili, e questo rende più difficile sia la conversione sia la soddisfazione.
In apparenza può sembrare un segnale positivo, perché le richieste ci sono e magari sono anche molto consistenti. In realtà non tutte hanno lo stesso valore, e poi un flusso ampio ma poco coerente può consumare molto tempo commerciale, creare attriti nella vendita, generare aspettative sbagliate e produrre soggiorni meno soddisfacenti.
Il problema non è quindi il volume delle richieste che possono arrivare all’hotel, ma la qualità strategica della domanda che stai intercettando.
Quando il target è poco chiaro, la struttura tende anche a disperdere molta energia nella gestione dei messaggi su molteplici canali e nello sviluppo di micro-offerte poco coordinate tra loro.
L’hotel cerca di piacere contemporaneamente a troppi segmenti, ma senza riuscire a essere percepito davvero rilevante da nessuno.
Questo aspetto indebolisce anche la tenuta del prezzo, perché il cliente percepisce meno nettamente il motivo per cui dovrebbe scegliere proprio il tuo albergo.
In questa fase, però, la comunicazione da sola non basta. Se a monte non hai scelto bene il target da soddisfare con decisione, il rischio è quello di formulare meglio un’ambiguità già esistente. Prima viene la chiarezza strategica, poi la sua traduzione in comunicazione efficace.
Se vuoi lavorare sulla leggibilità del messaggio dell’hotel, sull’allineamento tra ciò che promette e ciò che il mercato capisce, le mie strategie di comunicazione ti aiutano a trasformare un racconto troppo generico in una comunicazione più selettiva, coerente e competitiva.
Come riconoscere se il target del tuo hotel è troppo generico o poco definito
Molti albergatori intuiscono che il proprio posizionamento sia poco nitido, ma non riescono a capire da dove arrivi il problema.
Spesso lo leggono come un difetto di comunicazione, come un sito da rifare o come una campagna da ottimizzare. A volte queste leve aiutano, ma non sempre vanno al nocciolo della questione.
Il punto di partenza più utile è osservare se esiste coerenza tra il cliente che vorresti attrarre, quello che effettivamente intercetti, quello che prenota e quello che poi resta soddisfatto e ripete l’esperienza, oltre a promuovere l’esperienza dell’hotel online e offline.
Quando questa catena comportamentale è disallineata, spesso dietro c’è un target definito in modo troppo largo, troppo astratto o troppo poco operativo.
Un target poco definito si riconosce quasi sempre da una somma di segnali. Nessuno, preso da solo, è però decisivo. Ma quando diversi indizi si accumulano, il quadro diventa abbastanza chiaro.
Se il tuo target è vago, la comunicazione tende a promettere troppo, la domanda a essere meno selettiva e il prezzo a risultare più fragile.
I sintomi sul sito, nelle richieste e nelle recensioni
Un primo segnale riguarda il modo in cui l’hotel si presenta online. Se il sito descrive la struttura come ideale per coppie, famiglie, business traveller, gruppi, smart worker, amanti del relax e viaggiatori in cerca di autenticità, è probabile che il problema non sia la completezza del racconto, ma la mancanza di una priorità.
Elencare la possibilità di offrire esperienze ideali per più segmenti anche molto diversi tra loro non significa avere una strategia di target, ma non averne una abbastanza chiara.
Un altro segnale arriva dalle richieste. Se l’hotel riceve molti contatti che fanno domande molto diverse ma con tassi di conversione discontinui e con frequenti incomprensioni sul tipo di esperienza offerta, è probabile che il mercato non stia capendo per chi è effettivamente adatto.
Lo stesso vale quando i clienti arrivano in hotel con aspettative troppo ampie o troppo sbilanciate rispetto a ciò che può realmente mantenere con continuità.
Anche le recensioni aiutano molto a comprendere la reale percezione del cliente. Se gli ospiti valutano positivamente alcuni elementi ma mostrano delusione su aspetti che non dovrebbero essere centrali, vuol dire che parte della promessa sta creando attese poco ordinate.
Non è raro che l’hotel venga apprezzato per ciò che fa bene e criticato per ciò che non dovrebbe promettere con tanta enfasi, o non promettere affatto. Questo è uno dei segnali più chiari di un target mal definito.
I segnali nei numeri: tariffe, canali e mix della domanda
Ci sono poi segnali che emergono dai numeri, e sono spesso ancora più utili perché obbligano a uscire dal contesto delle mere impressioni.
Un hotel che ha un target poco definito fatica per esempio a sostenere in modo stabile un certo livello tariffario. Non perché il prezzo sia sempre sbagliato in assoluto, ma perché manca una base di coerenza abbastanza forte da farlo leggere bene al mercato in relazione al valore offerto.
Lo stesso succede con il mix canali. Se la struttura dipende troppo dai canali promozionali, da offerte poco selettive o da meccaniche di acquisizione che premiano la quantità più della coerenza, è possibile che il target non sia stato tradotto in una strategia commerciale sufficientemente precisa. In questi casi conviene rivedere anche il rapporto tra segmenti, canali e prezzo medio atteso.
Per fare questo lavoro in modo concreto, può esserti utile riprendere l’approfondimento che faccio nell’articolo dedicato al bacino di domanda hotel: come stimare volumi reali, perché ti aiuta a capire quanta domanda esiste davvero per il tipo di cliente che l’hotel vuole attrarre.
Una volta chiarito il volume potenziale, ha senso verificare con chi ti stai confrontando davvero attraverso il ragionamento che faccio nell’articolo sul competitor set hotel: come sceglierlo e quali dati confrontare (ADR, Occ, RevPAR).
Infatti, se il competitor set che consideri è sbagliato, anche il ragionamento sulla definizione del target dell’hotel rischia di essere fuorviante, perché ti fa inseguire clienti o livelli di prezzo che appartengono a un’altra partita.
Infine c’è il tema tariffario. Un cliente target definito male produce quasi sempre un’ADR più desiderata che sostenibile.
Per questa ragione vale la pena collegare il ragionamento a quello che sviluppo nell’articolo dedicato al benchmark delle tariffe dell’hotel: come stimare un ADR sostenibile senza inventare numeri.
La tariffa media, infatti, non nasce a caso, ma riflette il cliente che vuoi attrarre, il valore che riesci a farti riconoscere e il contesto competitivo nel quale stai effettivamente operando.
Il target è poco definito quando non cambia le decisioni
C’è però un criterio ancora più semplice e spesso più severo di tutti gli altri. Se il target che hai definito non cambia concretamente il modo in cui prendi decisioni, allora probabilmente non è ancora definito abbastanza bene.
Se dici che il tuo hotel si rivolge a famiglie, ma questo non incide in modo chiaro sulla distribuzione degli spazi, sulla ristorazione, sul ritmo del servizio, sulla gestione del rumore, sui contenuti fotografici e sulle priorità di investimento, allora non hai davvero un target family.
Quello che hai è un format e una formula generica di servizio che prova a includere anche il segmento delle famiglie, senza ottenere realmente questo risultato.
Se dichiari di voler attrarre clienti sportivi o pet lovers ma questa scelta non entra nei dettagli dell’esperienza, nei partner, nelle procedure e nelle dotazioni specifiche, stai ancora lavorando per etichette, non per segmenti.
Un target serio si riconosce proprio dal fatto che produce conseguenze visibili. Detto in altre parole, costringe a scegliere, taglia le ambiguità e rende più facili certi sì e più netti certi no.
Il target dell’hotel è davvero definito solo quando modifica il format, il prodotto, gli standard, la comunicazione e le priorità di investimento.
Da dove partire per definire il target dell’hotel in modo concreto
A questo punto la domanda diventa inevitabile: da dove conviene partire davvero? La tentazione più comune è classificare il target dell’hotel in modo troppo scolastico, usando categorie generiche come famiglie, coppie, business, stranieri, alto spendenti, turismo attivo o ospiti internazionali.
Queste etichette possono essere un primo orientamento, ma di certo non bastano, perché da sole non aiutano a prendere decisioni concrete.
Definire il target in modo concreto significa passare dalla definizione di categorie larghe a segmenti interpretabili e gestibili.
Vuol dire capire quali clienti sono compatibili con le caratteristiche strutturali e con l’offerta dell’hotel, con le caratteristiche della destinazione, con il prodotto, con i canali e con il modello economico che vuoi sviluppare e difendere.
Il lavoro utile non è descrivere quali sono i clienti potenziali, ma imparare a selezionare quelli effettivamente prioritari.
Questo vale ancora di più nel caso di nuova apertura, di riposizionamento, oppure quando viene acquisito o vuole alzare il proprio livello di prezzo. In tutte queste situazioni, segmenti target definiti male generano errori a cascata sulla definizione del prodotto, sulla comunicazione e sulla marginalità.
Definire il target dell’hotel in modo concreto significa tradurre il mercato in scelte operative, non in etichette rassicuranti.
Parti dai clienti che vuoi soddisfare meglio, non da etichette astratte
Il primo passaggio utile è chiederti quali ospiti l’hotel vuole soddisfare meglio e perché. Non quali potrebbe ospitare in astratto, ma quali vuole mettere davvero al centro del suo modello di business.
La differenza di approccio è importante, perché un hotel può accogliere segmenti diversi senza per questo doverli considerare tutti target prioritari.
Per fare questo lavoro in modo serio, ti conviene incrociare almeno cinque domande. Quali bisogni riesci a servire meglio dei competitor? Quali segmenti sono più coerenti con la tua location e con la tua reputazione? Quali hanno una disponibilità a pagare compatibile con il livello di esperienza che offri? Quali puoi gestire con continuità sul piano operativo? Quali, infine, generano una domanda abbastanza stabile o abbastanza interessante da meritare un investimento strategico?
In molti casi è utile distinguere tra target principale, target secondari compatibili e segmenti che possono arrivare in modo opportunistico, quasi casuale, ma non devono guidare il posizionamento.
Questa distinzione riduce di molto le ambiguità, perché ti permette di capire che non devi escludere tutti gli altri clienti dal tuo hotel, ma devi evitare che condizionino il cuore della tua proposta.
Su questo ragionamento, un riferimento molto utile è anche l’articolo dove parlo di segmentazione domanda hotel: leisure, business, gruppi, MICE, perché ti aiuta a trasformare il processo di segmentazione da concetto teorico a pratico strumento di lettura del mix di domanda realmente sostenibile.
Dai segmenti alla compatibilità economica e gestionale
Il passaggio successivo consiste nel verificare se i segmenti che stai valutando come target prioritari dell’hotel sono sostenibili non solo sul piano dell’immagine, ma anche su quello economico e gestionale.
È in questo passaggio che molti hotel sbagliano, perché si innamorano di un’idea di target prima ancora di avere verificato se quella domanda esiste davvero in misura sufficiente, se il territorio la sostiene, se il competitor set è affrontabile e se la struttura è in grado di soddisfare bene quel cliente senza stressare eccessivamente i costi.
Un target può sembrare desiderabile sulla carta ma rivelarsi poco sensato per il tuo hotel, perché richiede investimenti troppo alti, perché la domanda effettiva è sottile, perché i competitor sono molto avanti oppure perché la struttura non ha spazi, layout, standard e team adeguati per le necessità di quel segmento.
Da questo deriva che il target non va definito in base alla moda del momento o alla suggestione commerciale, ma a partire dall’incrocio tra domanda reale, capacità competitiva, sostenibilità operativa e ritorno economico atteso.
Se stai valutando un investimento, un’acquisizione, un riposizionamento o una trasformazione e vuoi capire se il target scelto regge davvero anche sul piano economico, i miei studi di fattibilità per hotel ti aiutano a collegare il mercato, i segmenti, i ricavi attesi, la sostenibilità del prezzo e la complessità gestionale in un quadro complessivo molto concreto.
Quando la scelta del target diventa opportunità di specializzazione
È a questo punto che la definizione del target dell’hotel può addirittura trasformarsi in una vera scelta di specializzazione.
Non appena capisci quali clienti vuoi soddisfare meglio, puoi iniziare a costruire un’offerta più leggibile e più coerente, evitando di restare nel limbo del “dobbiamo cercare di piacere un pò a tutti”.
Qui gli esempi concreti ti aiutano molto. Se scegli di rivolgerti in modo serio al segmento family, il riferimento non deve essere una generica disponibilità verso le famiglie, ma un progetto coerente come quello spiegato nell’articolo che dedico a come diventare Family Hotel di qualità: come specializzare l’offerta per famiglie con bambini.
In quel caso gli elementi che attraggono il target verso l’offerta dell’hotel non si esauriscono nella presenza di culle nelle camere o di un menù per bambini al ristorante.
L’offerta specifica coinvolge lo sviluppo di spazi e di servizi dedicati, i tempi della ristorazione, l’offerta di animazione professionale, la comunicazione specifica e la cura dell’esperienza complessiva di genitori e figli.
Se il segmento che vuoi presidiare è quello dei cicloturisti, il passaggio è analogo. Non basta che l’hotel si dichiari attento alla soddisfazione dei bisogni degli sportivi in bicicletta, ma occorre capire se ha senso sviluppare davvero una proposta come quella descritta in diventare Bike Hotel di qualità: specializzare l’offerta per accogliere i cicloturisti.
Il segmento degli appassionati di vacanze in bicicletta richiede standard specifici, servizi su misura, spazi adeguati per le biciclette e per la loro sicurezza, oltre a contenuti esperienziali.
Se questi elementi sono assenti nell’offerta dell’hotel, il messaggio resta più forte della realtà e il posizionamento si indebolisce.
Lo stesso vale per il segmento dei pet lovers, ovvero i clienti che viaggiano con i loro amici a quattro zampe. Un hotel può accettare animali senza per questo parlare davvero ai pet lovers.
Se invece vuoi usare quel target come specifica leva di posizionamento, devi costruire un’offerta coerente come quella che descrivo nell’articolo su come diventare Pet Hotel per riposizionare con successo l’offerta sul mercato.
In questo caso il punto non è la tolleranza verso la presenza degli animali in hotel, ma la capacità di far percepire all’ospite che alcuni bisogni specifici sono stati compresi e che i servizi per soddisfarli sono stati progettati con attenzione.
Questi tre esempi aiutano a comprendere un principio generale estremamente importante: il cliente obiettivo dell’hotel non è davvero definito quando viene nominato, ma quando inizia a modificare l’offerta in modo sostanziale e riconoscibile.
Trasforma il target in scelte operative verificabili
Una volta individuato il segmento target prioritario per l’hotel, devi chiederti se questa scelta produce conseguenze concrete, perché in caso contrario la definizione è ancora troppo vaga.
Un target utile deve cambiare qualcosa nel modo in cui presenti l’hotel, nei servizi che metti davvero in evidenza, nelle fotografie che selezioni, nei contenuti che scrivi, nei canali su cui investi, nei partner che attivi per sviluppare l’offerta, nei periodi che presidi e nella struttura stessa del prezzo.
Per esempio, se dici di rivolgerti a coppie che cercano una permanenza rilassante e di qualità, questa scelta dovrebbe riflettersi nella centralità di alcuni benefit, nella riduzione di elementi dispersivi, nella gestione del rumore, nel ritmo dell’esperienza, nel tono della comunicazione e nel modo in cui racconti il valore del soggiorno.
Se invece sostieni che l’offerta dell’hotel vuole rivolgersi al business travel, dovresti riuscire a dimostrarlo con efficienza operativa, procedure specifiche, rapidità nell’erogazione dei servizi, affidabilità e flessibilità, non solo con la presenza di una scrivania in camera.
Il target individuato deve smettere di essere una definizione per diventare un criterio centrale che guida lo sviluppo del progetto alberghiero, che aiuta a dire più chiaramente dei no, a evitare sovrapposizioni inutili e a riconoscere i segmenti che ti fanno volume ma non costruiscono davvero valore.
A valle di questo lavoro, ha senso verificare anche se la struttura commerciale è coerente con il target definito.
Sicuramente ti torna utile leggere anche l’articolo che dedico ai canali di vendita dell’hotel: OTA, commissioni e impatto sulla fattibilità, dato che non tutti i segmenti si acquisiscono nello stesso modo e non tutti i canali sostengono allo stesso modo il posizionamento di mercato che vuoi costruire con la scelta del target dell’hotel.
Se invece il nodo principale è allineare il team, i processi e l’efficienza quotidiana alla soddisfazione di un cliente target che hai già individuato, i miei corsi di formazione per hotel e strutture ricettive possono aiutarti a trasformare la direzione strategica in competenze operative più solide e coerenti.
Perché i segmenti target dell’hotel sono la base su cui costruire il posizionamento
A questo punto del discorso il legame tra target e posizionamento ti dovrebbe essere molto più chiaro. Il posizionamento non nasce da una frase brillante né da un esercizio di stile, ma dalla scelta di quali clienti l’hotel vuole soddisfare meglio e di quale beneficio, e quindi valore, decide di sviluppare proprio per loro.
Quando i clienti obiettivo dell’hotel sono definiti bene, il posizionamento prende forma con molta più naturalezza.
Diventa infatti più semplice capire quali elementi dell’offerta vanno messi al centro, quali differenze hanno un sostanziale valore competitivo e quali promesse realistiche possono essere sostenute nel tempo.
Al contrario, quando il segmento target dell’hotel è confuso, lo è anche il suo posizionamento. Un messaggio può provare a compensare l’ambiguità nata a monte, ma raramente ci riesce.
È proprio per questo motivo che i segmenti target non sono una questione preliminare che la proprietà o il management dell’hotel deve sbrigare in fretta.
Il target è la base su cui si costruisce tutto il resto, compresa la proposta di valore, la promessa di brand, il tono da usare nella comunicazione, la selezione dei canali di promozione e di commercializzazione, oltre alla coerenza dell’esperienza e alla tenuta del prezzo.
Il posizionamento dell’hotel diventa credibile solo quando poggia su segmenti target chiari, compatibili e davvero prioritari.
Dai segmenti target al messaggio distintivo
Ogni posizionamento serio ha bisogno di un nucleo di valore facilmente comprensibile, che non si può inventare a tavolino.
Si ricava dalla comprensione di quali clienti vuoi soddisfare meglio, di quali problemi vuoi risolvere con più efficacia, di quale esperienza vuoi rendere più riconoscibile e su quali elementi vuoi evitare di disperderti.
Per questa ragione la definizione del cliente target dell’hotel è anche il passaggio che ti aiuta a selezionare il beneficio principale attorno a cui costruire tutto il suo racconto.
Se il target è chiaro, capisci meglio che cosa mettere in evidenza e che cosa lasciare sullo sfondo. Se invece è generico, tendi a sommare promesse, sfumature e micro-benefici fino a perdere intensità.
È esattamente in questo passaggio che il collegamento con il posizionamento diventa operativo, perché se hai definito bene il target, puoi rendere più leggibile anche lo spazio competitivo che vuoi occupare. In caso contrario, il rischio è produrre un messaggio formalmente elegante ma poco differenziante.
Per comprendere fino in fondo questo passaggio ti consiglio di leggere l’approfondimento su come definire un messaggio chiaro e distintivo per il posizionamento brand hotel.
Il messaggio distintivo non serve infatti a “decorare” l’hotel con parole più persuasive, ma a rendere finalmente comprensibile, al cliente giusto, perché l’offerta meriti attenzione e confronto per il suo valore, non solo per prezzo.
Dal posizionamento alla coerenza percepita
L’ultimo punto, spesso trascurato, è che il posizionamento dell’hotel non si difende con le parole ma con la coerenza.
Una volta chiarito il segmento obiettivo e definito il messaggio, l’hotel deve riuscire a rendere quella direzione percepibile nei dettagli dell’esperienza, nella qualità del servizio, nella gestione delle aspettative, nelle immagini, nelle procedure e nelle priorità operative.
Qui torna utile un ultimo chiarimento. Il posizionamento non serve ad apparire più belli sul mercato, ma a rendere l’offerta più chiara, più credibile e più rilevante per i clienti che l’hotel vuole davvero attrarre.
Se il target dell’hotel è stato definito bene, questa coerenza diventa più raggiungibile. Se invece il target è indefinito, ogni promessa rischia di aprire fronti che poi l’organizzazione fa fatica a sostenere.
Per questo motivo, dopo avere definito i segmenti prioritari per l’hotel, è fondamentale verificare che sia davvero in grado di mantenere ciò che promette.
Se c’è uno scarto importante tra direzione strategica e capacità di esecuzione, il rischio è costruire un bel posizionamento sulla carta ma fragile nella realtà.
In definitiva, definire il target dell’hotel non significa decidere quali clienti escludere, ma quali vuoi attrarre con più coerenza, chi puoi soddisfare meglio e quale valore vuoi rendere più evidente e più difendibile nel tempo.
È da questa specifica scelta che nasce un posizionamento capace di reggere. E se oggi il tuo hotel fatica a distinguersi, a farsi capire o a sostenere il proprio prezzo, molto spesso il punto da cui ripartire non è uno slogan migliore, ma un target finalmente più chiaro.
Se vuoi allineare target, standard di servizio, processi e qualità dell’esperienza, il mio servizio di consulenza gestionale e organizzativa ti aiuta a far sì che il posizionamento non resti confinato nella comunicazione ma trovi conferma nell’operatività quotidiana della struttura.
© Federico Belloni (tutti i diritti riservati)